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Evitare le multe da Autovelox? SI PUO’ FARE!

Accesso atti assicurazioni

A proposito dei presunti difetti di omologazione del T-RED Kria

Contrassegno ass.ne falso

Multata per aver gettato fazzolettini fuori dal finestrino

Codice della strada, perché? continua a cambiare?

Autovelox senza limiti: gli autovelox stanno per invadere l’Italia

Omessa revisione

Documenti di circolazione e targa

EBBREZZA, CONTANO I CENTESIMI

  

 

  

Evitare le multe da Autovelox? SI PUO’ FARE!

Viste le innumerevoli lamentele degli automobilisti che si sentono vessati da multe per eccesso di velocità che “piovono da tutte le parti”, emesse da comuni al solo scopo di “fare cassa”, abbiamo deciso di promuovere una nuova iniziativa per far sì che ciò non accada più.

E’ ora che le Polizie Locali la smettano di “spremere” i “poveri automobilisti” che, dopo aver speso molte decine di migliaia di Euro per acquistare automobili con centinaia di cavalli di potenza, non riescono a mostrare lo Schumacher che è in loro, a causa di tutti questi vessatori acquattati dietro le siepi con le famose “macchinette”. Non sembra sia bastato neanche l’intervento del Governo che ha cercato di agevolare queste performance da Formula 1, introducendo tutta una serie di obblighi per le Polizie Locali, costringendole a pre-segnalare, a rendere “ben visibili”, ad indicare in tutti i modi possibili ed immaginabili la presenza di uno strumento rilevatore delle infrazioni da eccesso di velocità in modo che, l’automobilista scatenato, possa essere avvertito per tempo di tali controlli ed abbia la possibilità di rallentare in sicurezza prima di passare davanti allo strumento infernale ad una velocità sotto il limite massimo consentito. Fatto ciò, dopo aver sorriso e salutato gli agenti con la mano, potrà riprendere la sua corsa senza nessun timore di essere “beccato”. Purtroppo però, nonostante tutto ciò, gli automobilisti continuano (non si sa come) a prendere multe su multe per eccesso di velocità.

Le stesse vessazioni sono ovviamente compiute anche su quegli utenti della strada che, per la fretta di andare in ufficio, per paura di arrivare in ritardo a vedere la partita della squadra preferita o per non essere gli ultimi all’aperitivo serale con gli amici, quando si trovano davanti ad un semaforo con il giallo acceso, accelerano invece di arrestarsi così come il Codice della Strada prescrive. Alla vista della lanterna gialla il pensiero è sempre lo stesso: “Ce la faccio!”. Poi se scatta il rosso, ci si volta dall’altra parte e si fa finta di non averlo visto oppure si commenta: “E vabbè, ma era rosso fresco!”.

Come si può pensare di punire azioni del genere? In fondo attraversare un incrocio pericoloso col rosso cosa potrà mai provocare? “Questi vigili devono smetterla di starci col fiato sul collo e di farci le multe solo per rimpinguare le casse del comune!”. E allora, giù comitati da tutte le parti, ricorsi al Giudice di Pace e principi del Foro che danno il meglio di sé per difendere questi poveri automobilisti bistrattati.

Ora però non ci sarà più bisogno di tutto ciò. Abbiamo finalmente trovato la soluzione definitiva per impedire che i comuni “facciano cassa” con le sanzioni elevate agli automobilisti:

ANDIAMO TUTTI SOTTO I LIMITI DI VELOCITA’

E NON PASSIAMO PIU’ COL SEMAFORO ROSSO!

Accesso atti assicurazioni

E' stato pubblicato il Regolamento concernente la disciplina del diritto di accesso dei contraenti e dei danneggiati agli atti delle imprese di assicurazione.

IL DIRITTO DI ACCESSO DEI CONTRAENTI E DEI DANNEGGIATI AGLI ATTI DELLE IMPRESE DI ASSICURAZIONE MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO
DECRETO 29 ottobre 2008, n. 191
Nella Gazzetta Ufficiale n. 287 del 9 dicembre 2008 è stato pubblicato il Regolamento concernente la disciplina del diritto di accesso dei contraenti e dei danneggiati agli atti delle imprese di assicurazione esercenti l'assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli.
Seppur non costituisce un provvedimento normativo di immediata applicazione per gli organid di polizia stradale, conserva comunque un interesse al fine di poter dare ai conducenti coinvolti in incidenti stradali una corretta informazione sull’acesso agli atti detenuti dalle Assicurazione.
Vediamo allora le principali norme contenute nel decreto.
Art. 1.
Definizioni
1. Ai fini del presente regolamento si intende per:
a) «assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti»: l'assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore per i rischi del ramo 10, diversi dalla responsabilità del vettore, e per i rischi del ramo 12 di cui all'articolo 2, comma 3, del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209;
b) «contraente»: la persona fisica o giuridica che stipula il contratto di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti;
c) «Codice»: il decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, recante il Codice delle assicurazioni private;
d) «impresa gestionaria»: l'impresa tenuta alla gestione del danno ai sensi delle norme e delle convenzioni che regolano il sistema dì risarcimento diretto;
e) «impresa debitrice»: l'impresa che, assicurando il veicolo responsabile in tutto o in parte del sinistro, è tenuta al rimborso del risarcimento effettuato dall'impresa gestionaria;
f) «imprese» o «imprese esercenti l'assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti»: le imprese di assicurazione con sede legale in Italia o in uno Stato terzo, autorizzate all'esercizio sul territorio della Repubblica dei rami 10 (esclusa la responsabilità del vettore) e 12 di cui all'articolo 2, comma 3, del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, nonchè le imprese di assicurazione aventi sede legale in un altro Stato membro dello Spazio economico europeo abilitate in Italia, in regime di stabilimento o di libera prestazione di servizi, all'esercizio dei predetti rami;
g) «punto vendita»: il locale ovvero la sede o la dipendenza dell'intermediario o della compagnia, accessibile al pubblico o adibito al ricevimento del pubblico ove sia possibile sottoscrivere il contratto o ritirare la documentazione attestante la copertura assicurativa obbligatoria.
Art. 2.
Ambito di applicazione
1. I contraenti, gli assicurati ed i danneggiati hanno diritto di accesso agli atti nei confronti delle imprese di assicurazione esercenti l'assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, relativamente ai procedimenti di valutazione, constatazione e liquidazione dei danni che li riguardano.
2. Sono soggette all'accesso tutte le tipologie di atti, inerenti i procedimenti di cui al comma 1, contenuti nel fascicolo di sinistro, ivi compresi:
a) le denunce di sinistro dei soggetti coinvolti;
b) le richieste di risarcimento dei soggetti coinvolti;
c) il rapporto delle Autorità intervenute sul luogo del sinistro;
d) le dichiarazioni testimoniali sulle modalità del sinistro con esclusione dei riferimenti anagrafici dei testimoni;
e) le perizie dei danni materiali;
f) le perizie medico-legali relative al richiedente;
g) i preventivi e le fatture riguardanti i veicoli e/o le cose danneggiate;
h) le quietanze di liquidazione.
3. Sono escluse dall'accesso le perizie medico-legali relative a persone diverse dal richiedente, salvo che nei limiti in cui sia strettamente indispensabile e solo laddove la situazione giuridicamente rilevante, che si intende tutelare con la richiesta, sia di rango almeno pari ai diritti dell'interessato ovvero consista in un diritto della personalità o in altro diritto o libertà fondamentale e inviolabile.
4. Fatto salvo quanto disposto per l'accesso agli atti contenenti dati di carattere non oggettivo dall'articolo 8, comma 4, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, il diritto di accesso agli atti, di cui al presente articolo, può essere esercitato con riferimento alle parti del documento contenenti notizie o informazioni relative alla parte istante ed è escluso con riferimento alle parti del documento contenenti notizie o informazioni relative a terzi, salva la possibilità di prendere visione di tali parti dei documenti, qualora la loro conoscenza sia necessaria per curare o difendere interessi giuridici del medesimo richiedente. Per le parti di documenti contenenti dati sensibili o giudiziari riguardanti persone diverse dal richiedente tale possibilità è concessa nei limiti in cui essa sia strettamente indispensabile e, in caso di dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale, solo nei limiti di cui al comma 3.
5. Per l'accesso agli atti riguardanti persone decedute si osservano le disposizioni di cui all'articolo 9, comma 3, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196.
Art. 3.
Esercizio del diritto di accesso
1. Il diritto di accesso agli atti può essere esercitato dai contraenti, dagli assicurati e dai danneggiati quando siano conclusi i procedimenti di cui all'articolo 2, comma 1, ed in particolare:
a) dal momento in cui l'avente diritto riceve comunicazione della misura della somma offerta per il risarcimento o dei motivi per i quali non si ritiene di fare offerta, ovvero, in caso di mancata offerta o di mancata comunicazione del diniego dell'offerta:
1) decorsi trenta giorni dalla data di ricezione della richiesta di risarcimento, se si tratta di danni a cose e se il modulo di denuncia è stato sottoscritto dai conducenti dei veicoli;
2) decorsi sessanta giorni dalla data di ricezione della richiesta di risarcimento, se si tratta di danni a cose;
3) decorsi novanta giorni dalla data di ricezione della richiesta di risarcimento, se il sinistro ha causato lesioni personali o il decesso;
b) decorsi centoventi giorni dalla data di accadimento del sinistro.
2. Qualora l'impresa, avendo ricevuto una richiesta di risarcimento incompleta, abbia richiesto le necessarie integrazioni entro trenta giorni dalla ricezione della stessa, ai sensi dell'articolo 148, comma 5, del Codice, i termini di cui al comma 1, lettera a), numeri 1), 2) e 3), decorrono dalla data di ricezione da parte dell'impresa dei dati e dei documenti integrativi richiesti.
Art. 4.
Procedimento di accesso agli atti
1. Il diritto di accesso agli atti si esercita mediante richiesta scritta all'impresa di assicurazione che ha effettuato i procedimenti di constatazione, valutazione e liquidazione dei danni in relazione ai quali si chiede l'accesso.
2. La richiesta di accesso è indirizzata alla sede legale o alla direzione generale dell'impresa di assicurazione indicata al comma 1, ovvero all'ufficio incaricato della liquidazione del sinistro nel luogo di domicilio del danneggiato, ovvero al punto vendita presso il quale è stato concluso il contratto o al quale quest'ultimo è stato assegnato, a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento o a mezzo telefax, con rilascio del relativo rapporto di trasmissione, o mediante consegna a mano. In caso di consegna a mano, il ricevente è tenuto a rilasciare apposita ricevuta.
3. La richiesta di accesso presentata ad un ufficio dell'impresa diverso da quelli indicati al comma 2 è trasmessa immediatamente all'ufficio competente. Di tale trasmissione è data comunicazione all'interessato.
4. Nella richiesta di accesso sono indicati gli estremi dell'atto oggetto della richiesta stessa ovvero gli elementi che ne consentano l'individuazione, facendo riferimento all'interesse personale e concreto del soggetto interessato. In mancanza di tali elementi, il richiedente è comunque tenuto a specificare i dati e le informazioni oggetto della richiesta in modo da consentire all'impresa l'individuazione degli atti in cui siano eventualmente contenuti.
5. Il richiedente allega alla richiesta di accesso copia di un documento di riconoscimento e, qualora agisca in rappresentanza di altro soggetto, copia della delega sottoscritta dall'interessato e copia di un documento di riconoscimento di quest'ultimo. Se l'interessato è una persona giuridica, un ente o un'associazione, la richiesta è avanzata dalla persona fisica a ciò legittimata in base ai rispettivi statuti o ordinamenti.
6. L'impresa di assicurazione, entro quindici giorni dalla data di ricezione, comunica al richiedente l'eventuale irregolarità o incompletezza della richiesta di accesso, indicando gli elementi non corretti o mancanti, mediante raccomandata con avviso di ricevimento o a mezzo telefax, con rilascio del relativo rapporto di trasmissione. In tal caso il termine per la conclusione del procedimento è sospeso e ricomincia a decorrere dalla data di ricezione della richiesta corretta.
Art. 5.
Accoglimento della richiesta di accesso
1. L'atto di accoglimento della richiesta di accesso, salvo il caso di cui all'articolo 4, comma 6, è comunicato per iscritto al richiedente entro quindici giorni dalla data di ricezione della richiesta e contiene l'indicazione del responsabile dell'ufficio cui è stata assegnata la trattazione del sinistro, l'indicazione del luogo in cui è possibile effettuare l'accesso, nonché del periodo di tempo, non inferiore a quindici giorni, per prendere visione degli atti richiesti ed estrarne copia. Nel caso di cui all'articolo 4, comma 3, l'atto di accoglimento è comunicato entro venti giorni.
2. L'esame degli atti è effettuato dal richiedente o da persona da lui delegata; nel caso in cui i predetti soggetti si avvalgano dell'assistenza di altra persona, per quest'ultima devono essere specificate le generalità.
3. L'interessato può prendere appunti e trascrivere in tutto o in parte gli atti presi in visione ovvero ottenerne copia, subordinatamente al pagamento dell'importo corrispondente al costo di mercato delle fotocopie effettuate.
4. Il procedimento di accesso si conclude nel termine di sessanta giorni, decorrenti dalla data di ricezione della richiesta di accesso.
Art. 6.
Rifiuto o limitazione dell'accesso
1. Il rifiuto o la limitazione dell'accesso sono comunicati per iscritto al richiedente entro quindici giorni dalla data di ricezione della richiesta, con indicazione della motivazione per la quale l'accesso non può essere in tutto o in parte esercitato. Nel caso di cui all'articolo 4, comma 3, il rifiuto o la limitazione sono comunicati entro venti giorni.
2. In caso di rifiuto o limitazione dell'accesso o qualora, entro sessanta giorni dalla richiesta, il richiedente non sia messo in condizione di prendere visione degli atti richiesti ed estrarne copia a sue spese, nei successivi sessanta giorni può inoltrare reclamo all'ISVAP anche al fine di vedere garantito il proprio diritto. Sul reclamo l'ISVAP provvede nel termine di trenta giorni dalla ricezione.
Art. 7.
Accesso agli atti nell'ambito della procedura di risarcimento diretto
1. Nell'ambito della procedura di risarcimento diretto di cui all'articolo 149 del Codice, l'impresa debitrice che riceve una richiesta di accesso agli atti da parte del contraente o dell'assicurato inoltra la richiesta medesima all'impresa gestionaria, dandone contestuale informazione al richiedente.
2. II procedimento di accesso si conclude nel termine di sessanta giorni, decorrenti dalla ricezione da parte dell'impresa gestionaria della richiesta di accesso.
3. Nei confronti dell'impresa gestionaria si applicano le disposizioni di cui al presente regolamento.

A proposito dei presunti difetti di omologazione del T-RED Kria
E’ bene innanzitutto chiarire che la materia delle omologazioni di dei mezzi tecnici per l'accertamento e il rilevamento automatico delle violazioni è regolata dall'art. 45 del codice stradale e dal 192 del suo regolamento di esecuzione. Secondo dette norme l'Ispettorato generale per la circolazione e la sicurezza stradale del Min. Trasporti (ex LL.PP.) accerta la rispondenza e l'efficacia dell'oggetto di cui si chiede l'omologazione alle prescrizioni del regolamento e ne omologa il prototipo. 

Questa introduzione tecnica si rende necessaria per dimostrare quanto sia priva di fondatezza l'affermazione secondo la quale sia stata richiesta (ed ottenuta), da parte della Soc. KRIA, una omologazione solo per una parte di uno strumento destinato a rilevare in automatico infrazioni al cds. Non sarebbe stato possibile, cioè, verificarne l'efficacia e la corrispondenza alle norme regolamentari. Una telecamera, infatti, potrebbe essere destinata a qualsiasi cosa mentre il decreto di omologazione parla esplicitamente di approvazione di un dispositivo documentatore di infrazioni commesse dai veicoli ad intersezioni regolate da semaforo quando lo stesso indica luce rossa. 

Una descrizione completa e dettagliata, dunque, che deve essere stata necessariamente documentata, provata e verificata. Ma c'è di più! Lo strumento T-RED ha ottenuto una prima approvazione ministeriale (omologazione) in data 15/12/2005, successivamente, in data 6 giugno 2006, la Ditta costruttrice, la KRIA, ha chiesto ed ottenuto, il 20 luglio 2006, una seconda approvazione in seguito a una modifica apportata allo strumento sulla componente dell'illuminatore notturno IR che essendo stato ritenuto superfluo, veniva tolto dall'architettura dello strumento. Non una sola, dunque, bensì due passaggi ministeriali e due approvazioni con relativi decreti stanno a provare la legittimità e la completezza dello strumento di cui non si può senz'altro mettere in dubbio, a questo punto, la regolarità dell'omologazione. 

E' dunque pacifico che le affermazioni della presunta omologazione di una parte soltanto dell'intero sistema e senza che ne sia stata anche verificata l'efficacia, i limiti e ogni altra possibile prescrizione, sono prive di fondamento perché contrarie ai fatti, alle norme ed ai regolamenti in base ai quali il ministero rilascia i relativi decreti. 

Sulla effettiva funzionalità dell'impianto, poi, in numerosi casi, vi sono tanto di certificati di taratura rilasciati da centri SIT autorizzati (centri indipendenti di metrologia legale istituiti ai sensi della legge 11 agosto 1991 n. 273) che ne hanno verificata e certificata la perfetta funzionalità. 

Dunque attenzione ai tranelli del tutto italiani. Una cosa è disquisire su una specifica componente hardware di cui si deve definire in sede legale la specifica funzione (chiamansi cavilli), altro è dire che gli automobilisti siano stati attirati in una trappola da parte di chicchessia e non abbiano effettivamente commesso le infrazioni ad essi contestate. 


T. Santoro
 

Contrassegno ass.ne falso

L'esposizione sul parabrezza di un contrassegno assicurativo falso non configura il reato di truffa. A cura di A. Casale

CONTRASSEGNO ASSICURATIVO FALSO, NON E’ REATO
Non integra la truffa tentata l’esposizione sul parabrezza dell’autovettura di un contrassegno assicurativo falso, perché mancando la necessaria cooperazione della vittima, difetta un elemento essenziale del reato ossia l'atto di disposizione patrimoniale.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 23941 dello scorso 10 giugno. IL CASO. L’imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Reggio Calabria del 10 giugno 2003 con la quale, in riforma della sentenza del Pretore di Reggio Calabria del 20 marzo 2000, è stato condannato alla pena di mesi sei di reclusione ed Euro 100,00 per il reato di cui agli art. 56, 640 c.p. A sostegno del ricorso è stata dedotta, tra i vari motivi, la violazione dell'art. 606 lett. e) c.p.p., in relazione all'art. 640 c.p. fondata su una erronea valutazione della sussistenza delle condizioni necessarie ad affermare il reato di tentata truffa.
COMMENTO. Nella sentenza in epigrafe la Suprema Corte muta orientamento in merito alla rilevanza penale dell’esposizione sul parabrezza dell’autovettura di un contrassegno assicurativo falso. Infatti, un precedente orientamento giurisprudenziale, avallato anche dalle Sezioni Unite, aveva sostenuto che l'esposizione sul parabrezza dell’autovettura del disco contrassegno materialmente falsificato unitamente alla ricevuta, integra il reato di truffa consumata, in quanto l'agente, facendo risultare l'adempimento dell'obbligo fiscale, si è sottratto al pagamento del maggior importo dovuto all'erario. Nella fattispecie in esame, invece, i giudici di legittimità giungono ad una conclusione diversa. Essi partono dalla premessa per la quale nella struttura della truffa, secondo il suo schema tradizionale, sarebbe presente, come requisito implicito, quello dell'atto di disposizione patrimoniale, quale elemento intermedio derivante dall'errore e causa dell'ingiusto profitto con altrui danno. In tal caso, invece, nell'ambito della condotta sopra descritta, mancherebbe un qualsiasi atto di disposizione patrimoniale, e quindi il reato non sarebbe nella specie ipotizzabile perché manca la necessaria cooperazione della vittima. A ciò deve aggiungersi che tra il “contravventore” e la pubblica amministrazione non sussisteva, prima della falsificazione del certificato di assicurazione, alcun rapporto di “debito” tributario o di altra natura, sicché il comportamento fraudolento in nessun modo può correlarsi ad un “danno” dell'erario, neppure dilatando al massimo la nozione di atto di disposizione di carattere omissivo. Il profitto conseguito dall'imputato, infatti, è quello derivante dalla circolazione senza la copertura assicurativa: dunque, un fatto del tutto neutro agli effetti di un ipotetico “danno erariale”, proprio perché quella condotta non è destinata a spostare “risorse” economiche dal soggetto in ipotesi “truffato” all'autore di tale condotta. Per questi motivi la Corte annulla la sentenza senza rinvio perché il fatto non sussiste.
LA SENTENZA
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II PENALE - SENTENZA 10 giugno 2009, n.23941
Motivi della decisione
A. A. ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Reggio Calabria del 10 giugno 2003 con la quale, in riforma della sentenza del Pretore di Reggio Calabria del 20 marzo 2000, è stato condannato alla pena di mesi sei di reclusione ed Euro 100,00 per il reato di cui agli art. 56, 640 c.p.
A sostegno del ricorso sono stati dedotti i seguenti motivi:
a) Violazione dell'art. 606 lett. e) c.p.p., in relazione all'art. 640 c.p.
Il ricorrente ripropone la censura secondo la quale l'affermazione di responsabilità è stata basata su una erronea valutazione della sussistenza delle condizioni necessarie ad affermare il reato di tentata truffa.
b) Violazione dell'art. 606 c.p.p., lett. e) per mancanza ovvero manifesta illogicità della motivazione con riferimento alla sussistenza del reato di tentata truffa; in particolare per quanto riguarda la reale disponibilità del mezzo.
c) Violazione dell'art. 606 c.p.p., lett. b) per mancanza ovvero manifesta illogicità della motivazione con riferimento alla sussistenza del reato di falso, funzionale alla configurazione della tentata truffa.
d) Violazione di legge dell'art. 606 c.p.p., lett. b) ed e) derivante dall'erronea applicazione di legge e vizio motivo sul calcolo della pena.
Il ricorrente censura il calcolo della pena, denunciando che le stesse condotte sono state più volte calcolate al fine della determinazione finale della pena inflitta.
Il ricorso è fondato. Questa Corte ha infatti in varie circostanze avuto modo di affermare che l'esposizione sul parabrezza della autovettura del disco contrassegno materialmente falsificato unitamente alla ricevuta, integra il reato di truffa consumata, in quanto l'agente, facendo risultare l'adempimento dell'obbligo fiscale, si è sottratto al pagamento del maggior importo dovuto all'erario (Cass., Sez. 2ª, 28 settembre 1989, Zito; Cass., Sez. 2ª, 14 novembre 1989, Scarcelli). Tuttavia tale orientamento, pur avallato da una pronuncia delle Sezioni unite (Cass., Sez. un., 21 giugno 1986, Giovannelli), è stato seguito da opposte decisioni anche in epoca successiva (v., ad es., Cass., Sez. 2ª, 9 maggio 1989, De Cesare; Cass., Sez. 2ª, 30 giugno 1988, Riccucci). Questa Corte ritiene infatti che occorra partire dalla premessa per la quale nella struttura della truffa, secondo il suo schema tradizionale, sarebbe presente, come requisito implicito, quello dell'atto di disposizione patrimoniale, quale elemento intermedio derivante dall'errore e causa dell'ingiusto profitto con altrui danno (la truffa, è stato sostenuto, sarebbe appunto caratterizzata da tre eventi); è stato infatti osservato, al riguardo, che, pur ammettendosi la configurabilità di un atto dispositivo di carattere omissivo, nell'ambito della condotta sopra descritta mancherebbe un qualsiasi atto di disposizione patrimoniale, non essendo esso ravvisabile nel fatto che gli organi di controllo, indotti in errore, non contestino l'evasione tributaria, né tantomeno nel fatto che l'erario si limiti a subire la inadempienza dell'agente al momento del versamento della somma inferiore a quella dovuta; infatti il reato non sarebbe nella specie ipotizzabile perché manca la necessaria cooperazione della vittima. Inoltre, non ricorrerebbe la necessaria sequenza “artificio - induzione in errore - profitto”, perché, al contrario, il profitto sarebbe realizzato immediatamente, grazie al versamento di una somma inferiore, e l'alterazione del contrassegno risulterebbe finalizzata a dissimulare il profitto già ottenuto. Simili rilievi valgono ovviamente anche nella ipotesi che qui rileva, posto che tra il “contravventore” e la pubblica amministrazione non sussisteva, prima della falsificazione del certificato di assicurazione, alcun rapporto di “debito”, tributario o di altra natura; sicché il comportamento fraudolento in nessun modo poteva correlarsi ad un “danno” dell'erario, neppure dilatando al massimo la nozione di atto di disposizione di carattere omissivo. Il profitto conseguito dall'imputato, infatti, era quello derivante dalla circolazione senza la copertura assicurativa: dunque, un fatto del tutto neutro agli effetti di un ipotetico “danno erariale”, proprio perché quella condotta non era destinata a spostare “risorse” economiche dal soggetto in ipotesi “truffato” all'autore di tale condotta. A simili principi, d'altra parte, ha fatto appello anche la giurisprudenza di questa Corte, allorché ha avuto modo di affermare che non integra il delitto di tentata truffa la condotta costituita dalla produzione di falsa documentazione a sostegno di un ricorso al prefetto avverso l'ordinanza-ingiunzione di pagamento di una sanzione amministrativa per violazione delle norme sulla circolazione stradale (Cass., Sez. 6ª, 25 giugno 2001, Scopacasa). Si è infatti sottolineato - escludendosi la configurabilità della truffa, anche nella forma tentata - che, nel procedimento volto all'accertamento della infrazione amministrativa, l'autorità che irroga la sanzione in nessun modo compie un atto che possa essere riguardato come disposizione di carattere negoziale incidente sul patrimonio della amministrazione rappresentata, né, tantomeno, sul patrimonio del trasgressore, ma pone in essere un atto autoritativo di tipo “ablatorio” che costituisce manifestazione tipica dell'esercizio di uno specifico e tipizzato munus, quale è quello di applicare sanzioni. È del tutto evidente, allora, che, come non può ipotizzarsi, in tale schema pubblicistico, il carattere dispositivo e negoziale dell'atto (l'accertamento della violazione) dal quale può scaturire l'insorgenza del “danno” patrimoniale postulato come elemento essenziale della truffa, nessuna lesione del bene protetto è ipotizzabile ove la condotta fraudolenta si sia limitata, come nella specie, ad eludere l'accertamento di infrazioni amministrative, che costituiscono - esse stesse - il profitto già conseguito dal trasgressore.
La sentenza va dunque annullata senza rinvio perché il fatto non sussiste.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non sussiste.

Foggia: multata per aver gettato fazzolettini fuori dal finestrino

Quattro fazzolettini di carta gettati dal finestrino dell’auto parcheggiata le sono costati 20 euro di multa. E le è andata bene perché per il gesto incivile rischiava una sanzione anche più pesante di 500 euro. È accaduto la scorsa settimana in pieno centro a Foggia dove, proba­bilmente per la prima volta nella sto­ria, una pattuglia dei vigili urbani guidata dal tenente Antonio Russo ha applicato il codice della strada per la parte relativa al decoro urbano: se si gettano carte o mozziconi di sigarette si commette un’infrazio­ne. La multa non resterà isolata, fan­no sapere dall’amministrazione co­munale e dal Comando dei vigili ur­bani che ha imposto un giro di vite su infrazioni, atti di vandalismo e ge­sti di inciviltà. Da una settimana si sono intensificati i controlli nelle vie del centro per porre ordine nella giungla dei troppi automobilisti che parcheggiano ovunque in divieto di sosta, doppia fila, sui marciapiedi. Piccole e grandi illegalità e inciviltà che spesso coinvolgono anche i pe­doni. La pattuglia del tenente Russo si trovava in via Manzoni per questo tipo di controlli. "Avevo notato che da un’auto parcheggiata una signo­ra, seduta dal lato del passeggero, aveva gettato dal finestrino sul mar­ciapiede prima un fazzolettino, poi subito dopo altri due, infine un quar­to — racconta l’agente Russo — ci siamo avvicinati e in un primo tem­po la mia intenzione era quella di far notare alla signora il suo comporta­mento scorretto e indecoroso". I vi­gili urbani sono stati immediatamen­te aggrediti verbalmente dalla don­na. "Occupatevi di altro", li ha apo­strofati invitandoli a proseguire con il gesto della mano. Vano il tentativo dei vigili urbani di dialogare con la donna. "A quel punto, visto anche l’atteggiamento, abbiamo applicato il codice della strada sul decoro urba­no e l’abbiamo multata". Quando la donna ha capito che non se la sareb­be cavata, urlando e strepitando ha prima maldestramente tentato di ac­cusare il figlioletto che era seduto sul sedile posteriore; poi ha chiesto agli agenti di scusarla dicendo che non si era accorta di averli buttati per strada. Non c’è stato nulla da fa­re: la multa le è stata consegnata da­vanti a numerosi passanti che guar­davano sbalorditi l’intera scena. "Il segnale che vogliamo dare alla città è che dobbiamo collaborare facendo ognuno la propria parte — spiega l’assessore all’Annona, Lucia Lam­bresa — stiamo lavorando a un’ordi­nanza onnicomprensiva per sanzio­nare tutti questi comportamenti: dai bambini che a piazza Giordano gio­cano salendo sulle statue, ai posses­sori dei cani che non puliscono i bi­sogni dei propri animali, alle carte gettate mentre si passeggia". E non avranno vita facile anche coloro che lasciano i sacchetti dell’immondizia, i mobili rotti, i materassi, le sedie a terra nei pressi dei cassonetti del­l’immondizia; o gli ambulanti che vi­cino alla bancarelle di frutta e verdu­ra lasciano l’immondezzaio. Per que­ste infrazioni c’è già un regolamen­to approvato un anno e mezzo fa dal Consiglio comunale e mai applicato. fonte: corrieredelmezzogiorno

Codice della strada, perché? continua a cambiare?

Venerdì 15 Ottobre 2010 10:35 –

A CURA DI RAFFAELLO MASCI

ROMA

Da oggi ?in vigore la norma sui giubbotti catarifrangenti per i ciclisti. Ma le norme del Codice stradale non erano già operative? In effetti il codice della strada, dopo innumerevoli riscritture, ? stato votato ed ? entrato in vigore

nell’estate scorsa, poco prima della pausa ferragostana. Per? il corposo provvedimento (oltre 200 articoli) tocca argomenti molto vari -dalle multe al casco, dalle targhe all’uso di alcol, eccetera -per cui richiede una serie di specificazioni, che verranno date attraverso differenti strumenti: decreti presidenziali, decreti ministeriali, ma anche semplici circolari.

Che cos’? la norma che viene promulgata oggi?

Si tratta di un decreto governativo che riguarda l’utilizzo di giubbotti (o bretelle) visibili anche di notte e che debbono essere indossati da chi va in bicicletta al di fuori dei centri abitati, da mezz’ora prima del tramonto fino all’alba. Il decreto in questione ? applicativo di quanto prevede il Codice all’articolo 182 comma 9 bis.

Dovremo attenderci tanti decreti quanti sono gli articoli del Codice?

Non tanti così, ma comunque un numero ragguardevole di provvedimenti saranno inevitabili: ?stato calcolato che saranno necessari 47 interventi normativi da distribuirsi tra ottobre 2010 e ottobre 2012. Senza dire che il Codice ? tutt’ora in fase di rodaggio e di valutazione, per cui alcune norme potrebbero essere aggiustate se non dovessero rivelarsi adeguate.

Non c’? da diventare matti a stare dietro a tutta questa materia?

E’possibile. Ma, in realtà, il codice presenta norme che si rivolgono agli automobilisti, altre che riguardano i produttori di automobili e di veicoli in generale, altre ancora che si riferiscono alla manutenzione delle strade e alla segnaletica. Quindi, in conclusione, ciascuno ? interessato solo ad alcuni degli articoli del Codice.

Non converrebbe, allora, dividerlo in più parti per renderlo più agevole?

E’proprio questa la proposta avanzata dal presidente della Commissione Trasporti della Camera, Mario Valducci, che ha avanzato al governo la proposta di fare almeno due codici: uno pensato per chi guida e un altro per chi produce e si occupa di circolazione. La materia resta comunque complessa, come quella di tutti i grandi codici, tant’? che la Fondazione Ania e la Luiss (l’Università di Confindustria) hanno varato un corso accademico specifico per approfondire lo studio del Codice della strada.

Tante norme non rischiano di produrre confusione invece che maggiore sicurezza?

I dati dimostrano il contrario. Nel 2001 si contavano ancora oltre 7 mila morti l’anno sulla strada, gli adeguamenti del Codice della Strada che ci sono stati negli anni successivi, fino ad arrivare alla versione attuale, hanno indotto in chi guida una maggiore consapevolezza delle proprie responsabilità, tant’? che i morti sono quasi dimezzati: 3.700 quelli dell’ultimo anno. Si tratta sempre di un dato drammatico ma comunque molto ridimensionato.

Il Codice calca molto la mano sui neopatentati: non c’? il rischio di una loro eccessiva criminalizzazione?

I neopatentati sono, in larghissima maggioranza, giovani e giovanissimi. Si ? detto che l’obiettivo del Codice ? la massima sicurezza possibile e la riduzione drastica dei morti su strada: occorre considerare che, proprio ieri, la Fondazione Ania ha comunicato alcuni dati statistici su queste morti che, nel 10 per cento dei casi, riguardano neopatentati tra i 18 e i 20 anni.

Che cosa dobbiamo attenderci di nuovo per i prossimi mesi?

Oltre alla norma sui giubbotti per i ciclisti, ? già stato varato il provvedimento che prevede una particolare attenzione alle visite mediche di idoneità alla guida per gli ultraottantenni, che dovranno passare ?il tagliando? (diciamo così) non più ogni cinque anni ma ogni due.

E gli altri 45 decreti cosa riguarderanno?

Le materie più disparate: per esempio la possibilità per i veicoli di proprietà di Onlus (cioè? di enti no-profit) di esporre pubblicità non luminosa. E’molto attesa anche la norma sui semafori intelligenti, oppure quella sul patentino per i ciclomotori (minicar comprese) o sui veicoli per gli invalidi. Di particolare interesse, perché? considerata una norma umanitaria e di civiltà, il fatto che si possa utilizzare la sirena anche per le emergenze sanitarie degli animali: anche su

questo ? atteso un decreto ministeriale.

Autovelox senza limiti: gli autovelox stanno per invadere l’Italia

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Omessa revisione

LE NUOVE NORME SULLA OMESSA REVISIONE
La carta di circolazione del veicolo non revisionato non viene più ritirata ma l’organo accertatore annota sul documento che il veicolo è sospeso dalla circolazione fino alla revisione.
Il trasgressore è ammesso a circolare soltanto per recarsi al centro di revisione, dando dimostrazione, in caso di controllo su strada, di aver prenotato la visita.
Qualora un veicolo sia trovato a circolare con il documento di circolazione sospeso, non trovando più applicazione la sanzione accessoria del ritiro della carta di circolazione e non potendosi quindi applicare la sanzione per chi circola col libretto ritirato, è stata inserita una nuova sanzione: in particolare, è prevista la sanzione amministrativa di € 1.842 ed il fermo amministrativo per 90 giorni; in caso di reiterazione della violazione, in luogo del fermo si applica la confisca del veicolo. In ordine alla reiterazione vogliamo ricordare che essa non opera se è stato effettuato il pagamento in misura ridotta. Tornando al fermo amministrativo, un aspetto merita alcune considerazioni: cosa accade se il veicolo è stato utilizzato contro la volontà del proprietario? Ricordiamo in proposito che, sebbene l’articolo 80 nulla dica, l’articolo 214 che disciplina in generale la sanzione del fermo, al comma 1-bis prescrive la restituzione del veicolo qualora lo stesso sia stato utilizzato contro la volontà del proprietario. A parere di chi scrive, preso atto che l’articolo 80 rimanda alle regole generali sul fermo contenute nel titolo VI (quindi articolo 214), qualora la circolazione con veicolo sospeso dalla circolazione per mancata revisione sia condotto contro la volontà del proprietario, il mezzo non potrà essere sottoposto a fermo. Per completezza di informazione, ricordiamo che la locuzione “contro la volontà” non equivale a quella “a sua insaputa” e pertanto il proprietario deve dimostrare che, nonostante abbia adottato una serie di misure per evitare l’uso del veicolo, il trasgressore si sia comunque impossessato dello stesso.
Altro aspetto delicato riguarda, in caso di circolazione con veicolo sottoposto fermo per aver circolato durante il periodo di sospensione, l’eventuale applicazione anche delle sanzioni contenute nell’articolo 214 (sanzione di € 714 e confisca) in concorso con quelle dell’articolo 80 (sanzione di € 1842 più fermo o confisca): deve considerarsi un rapporto di specialità fra le norme e quindi trova applicazione soltanto l’articolo 80 oppure si tratta di un concorso apparente da cui discende l’applicazione anche del 214? Chi scrive propende per la seconda ipotesi e quindi per l’applicazione delle sanzioni contenute nell’articolo 80 e nel 214, in quanto i beni giuridici protetti sono diversi: per l’articolo 80 è la sicurezza della circolazione, in quanto il veicolo non revisionato rappresenta un potenziale pericolo per la sicurezza stradale; l’articolo 214 ha invece come obiettivo l’applicazione di una sanzione fortissima (la confisca) per coloro che non rispettano l’applicazione di una sanzione accessoria quale il fermo, indipendentemente della possibile pericolosità del veicolo.
In ultimo, un cenno merita il richiamo alle fattispecie penali che possono accompagnarsi alla guida di un veicolo sottoposto a fermo; premesso che il comma 1 dell’articolo 214 prescrive l’apposizione dei sigilli da parte dell’organo di polizia, verificato che gli stessi siano stati effettivamente messi, la circolazione comporta la loro violazione e quindi si configura la violazione dell’articolo 349 del codice penale. Deve invece escludersi la violazione degli articolo 314 e 315 in quanto il fermo non può essere parificato al sequestro amministrativo a cui sono legati i doveri di custodia la cui violazione comporta la commissione di tali delitti; sul punto si richiama la sentenza della Corte di Cassazione penale n. 44498/2009.
Da evidenziare, infine, che la nuova procedura vale per tutti i documenti di circolazione, quindi non solo la carta di circolazione di autoveicoli e motoveicoli e rimorchi, ma anche certificato di circolazione dei ciclomotori; ciò in quanto la norma parla, genericamente, di documento di circolazione.

TESTO ARTICOLO 80
Art. 80 - Revisioni [1]

1. Il Ministro dei trasporti [2] stabilisce, con propri decreti, i criteri, i tempi e le modalità per l'effettuazione della revisione generale o parziale delle categorie di veicoli a motore e dei loro rimorchi, al fine di accertare che sussistano in essi le condizioni di sicurezza per la circolazione e di silenziosità e che i veicoli stessi non producano emanazioni inquinanti superiori ai limiti prescritti; le revisioni, salvo quanto stabilito nei commi 8 e seguenti, sono effettuate a cura degli uffici provinciali della Direzione generale della M.C.T.C. [3] Nel regolamento [4] sono stabiliti gli elementi su cui deve essere effettuato il controllo tecnico dei dispositivi che costituiscono l'equipaggiamento dei veicoli e che hanno rilevanza ai fini della sicurezza stessa.
2. Le prescrizioni contenute nei decreti emanati in applicazione del comma 1 sono mantenute in armonia con quelle contenute nelle direttive della Comunità europea relative al controllo tecnico dei veicoli a motore.
3. Per le autovetture, per gli autoveicoli adibiti al trasporto di cose o ad uso speciale di massa complessiva a pieno carico non superiore a 3,5 t e per gli autoveicoli per trasporto promiscuo la revisione deve essere disposta entro quattro anni dalla data di prima immatricolazione e successivamente ogni due anni, nel rispetto delle specifiche decorrenze previste dalle direttive comunitarie vigenti in materia.
4. Per i veicoli destinati al trasporto di persone con numero di posti superiore a 9 compreso quello del conducente, per gli autoveicoli destinati ai trasporti di cose o ad uso speciale di massa complessiva a pieno carico superiore a 3,5 t, per i rimorchi di massa complessiva a pieno carico superiore a 3,5 t, per i taxi, per le autoambulanze, per i veicoli adibiti a noleggio con conducente e per i veicoli atipici la revisione deve essere disposta annualmente, salvo che siano stati già sottoposti nell'anno in corso a visita e prova ai sensi dei commi 5 e 6.
5. Gli uffici della Direzione generale della M.C.T.C. [3] , anche su segnalazione degli organi di polizia stradale di cui all'art. 12, qualora sorgano dubbi sulla persistenza dei requisiti di sicurezza, rumorosità ed inquinamento prescritti, possono ordinare in qualsiasi momento la revisione di singoli veicoli.
6. I decreti contenenti la disciplina relativa alla revisione limitata al controllo dell'inquinamento acustico ed atmosferico sono emanati sentito il Ministero dell'ambiente [5] .
7. In caso di incidente stradale nel quale i veicoli a motore o rimorchi abbiano subìto gravi danni in conseguenza dei quali possono sorgere dubbi sulle condizioni di sicurezza per la circolazione, gli organi di polizia stradale di cui all'art. 12, commi 1 e 2, intervenuti per i rilievi, sono tenuti a darne notizia al competente ufficio della Direzione generale della M.C.T.C. [6] per la adozione del provvedimento di revisione singola.
8. Il Ministro dei trasporti [2] , al fine di assicurare in relazione a particolari e contingenti situazioni operative degli uffici provinciali della Direzione generale della M.C.T.C. [3] , il rispetto dei termini previsti per le revisioni periodiche dei veicoli a motore capaci di contenere al massimo 16 persone compreso il conducente, ovvero con massa complessiva a pieno carico fino a 3,5 t, può per singole province individuate con proprio decreto [7] affidare in concessione quinquennale le suddette revisioni ad imprese di autoriparazione che svolgono la propria attività nel campo della meccanica e motoristica, carrozzeria, elettrauto e gommista ovvero ad imprese che, esercendo in prevalenza attività di commercio di veicoli, esercitino altresì, con carattere strumentale o accessorio, l'attività di autoriparazione. Tali imprese devono essere iscritte nel registro delle imprese esercenti attività di autoriparazione [8] di cui all'art. 2, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 122. Le suddette revisioni possono essere altresì affidate in concessione ai consorzi e alle società consortili, anche in forma di cooperativa, appositamente costituiti tra imprese iscritte ognuna almeno in una diversa sezione del medesimo registro, in modo da garantire l'iscrizione in tutte e quattro le sezioni [8] [9] .
9. Le imprese di cui al comma 8 devono essere in possesso di requisiti tecnico-professionali, di attrezzature e di locali idonei al corretto esercizio delle attività di verifica e controllo per le revisioni, precisati nel regolamento; il titolare della ditta o, in sua vece, il responsabile tecnico devono essere in possesso dei requisiti personali e professionali precisati nel regolamento. Tali requisiti devono sussistere durante tutto il periodo della concessione. Il Ministro dei trasporti [2] definisce con proprio decreto [10] le modalità tecniche e amministrative per le revisioni effettuate dalle imprese di cui al comma 8 [11] .
10. Il Ministero dei trasporti - Direzione generale della M.C.T.C. [12] effettua periodici controlli sulle officine delle imprese di cui al comma 8 e controlli, anche a campione, sui veicoli sottoposti a revisione presso le medesime. I controlli periodici sulle officine delle imprese di cui al comma 8 sono effettuati, con le modalità di cui all'art. 19, commi 1, 2, 3, e 4, della legge 1° dicembre 1986, n. 870, da personale della Direzione generale della M.C.T.C. [13] in possesso di laurea ad indirizzo tecnico ed inquadrato in qualifiche funzionali e profili professionali corrispondenti alle qualifiche della ex carriera direttiva tecnica, individuati nel regolamento. I relativi importi a carico delle officine dovranno essere versati in conto corrente postale ed affluire alle entrate dello Stato con imputazione al capitolo 3566 del Ministero dei trasporti [14] , la cui denominazione viene conseguentemente modificata dal Ministro del tesoro [15] [16] .
11. Nel caso in cui, nel corso dei controlli, si accerti che l'impresa non sia più in possesso delle necessarie attrezzature, oppure che le revisioni siano state effettuate in difformità dalle prescrizioni vigenti, le concessioni relative ai compiti di revisione sono revocate.
12. Il Ministro dei trasporti [2] con proprio decreto, di concerto con il Ministro del tesoro [15] , stabilisce le tariffe per le operazioni di revisione svolte dalla Direzione generale della M.C.T.C. [13] e dalle imprese di cui al comma 8, nonché quelle inerenti ai controlli periodici sulle officine ed ai controlli a campione effettuati dal Ministero dei trasporti - Direzione generale della M.C.T.C. [12] , ai sensi del comma 10. [17] [18]
13. Le imprese di cui al comma 8, entro i termini e con le modalità che saranno stabilite con disposizioni del Ministro dei trasporti [2] , trasmettono all'ufficio provinciale competente della Direzione generale della M.C.T.C. [19] la carta di circolazione, la certificazione della revisione effettuata con indicazione delle operazioni di controllo eseguite e degli interventi prescritti effettuati, nonché l'attestazione del pagamento della tariffa da parte dell'utente, al fine della relativa annotazione sulla carta di circolazione cui si dovrà procedere entro e non oltre sessanta giorni dal ricevimento della carta stessa. Effettuato tale adempimento, la carta di circolazione sarà a disposizione presso gli uffici della Direzione generale M.C.T.C. [20] per il ritiro da parte delle officine, che provvederanno a restituirla all'utente. Fino alla avvenuta annotazione sulla carta di circolazione la certificazione dell'impresa che ha effettuato la revisione sostituisce a tutti gli effetti la carta di circolazione [21] .
14. [Chiunque] «Ad esclusione dei casi previsti dall'articolo 176, comma
18, chiunque»circola con un veicolo che non sia stato presentato alla prescritta revisione è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 155 [22] ad euro 624 [22] . Tale sanzione è raddoppiabile in caso di revisione omessa per più di una volta in relazione alle cadenze previste dalle disposizioni vigenti [ovvero nel caso in cui si circoli con un veicolo sospeso dalla circolazione in attesa dell'esito della revisione. Da tali violazioni discende la sanzione amministrativa accessoria del ritiro della carta di circolazione, secondo le norme del capo I, sezione II, del titolo VI [23] .] «L'ORGANO ACCERTATORE ANNOTA SUL DOCUMENTO DI CIRCOLAZIONE CHE IL VEICOLO E' SOSPESO DALLA CIRCOLAZIONE FINO ALL'EFFETTUAZIONE DELLA REVISIONE. E'
CONSENTITA LA CIRCOLAZIONE DEL VEICOLO AL SOLO FINE DI RECARSI PRESSO
UNO DEI SOGGETTI DI CUI AL COMMA 8 OVVERO PRESSO IL COMPETENTE
UFFICIO DEL DIPARTIMENTO PER I TRASPORTI, LA NAVIGAZIONE ED I SISTEMI
INFORMATIVI E STATISTICI PER LA PRESCRITTA REVISIONE. AL DI FUORI DI
TALI IPOTESI, NEL CASO IN CUI SI CIRCOLI CON UN VEICOLO SOSPESO DALLA
CIRCOLAZIONE IN ATTESA DELL'ESITO DELLA REVISIONE, SI APPLICA LA
SANZIONE AMMINISTRATIVA DEL PAGAMENTO DI UNA SOMMA DA EURO 1.842 A
EURO 7.369. ALL'ACCERTAMENTO DELLA VIOLAZIONE DI CUI AL PERIODO
PRECEDENTE CONSEGUE LA SANZIONE AMMINISTRATIVA ACCESSORIA DEL FERMO
AMMINISTRATIVO DEL VEICOLO PER NOVANTA GIORNI, SECONDO LE
DISPOSIZIONI DEL CAPO I, SEZIONE II, DEL TITOLO VI. IN CASO DI
REITERAZIONE DELLE VIOLAZIONI, SI APPLICA LA SANZIONE ACCESSORIA
DELLA CONFISCA AMMINISTRATIVA DEL VEICOLO».
15. Le imprese di cui al comma 8, nei confronti delle quali sia stato accertato da parte dei competenti uffici provinciali della Direzione generale della M.C.T.C. [3] il mancato rispetto dei termini e delle modalità stabiliti dal Ministro dei trasporti [2] ai sensi del comma 13, sono soggette alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 389 [24] ad euro 1.559 [24] . Se nell'arco di due anni decorrenti dalla prima vengono accertate tre violazioni, l'ufficio provinciale della Direzione generale della M.C.T.C. [19] revoca la concessione.
16. L'accertamento della falsità della certificazione di revisione comporta la cancellazione dal registro di cui al comma 8.
17. Chiunque produce agli organi competenti attestazione di revisione falsa è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 389 [24] ad euro 1.559 [24] . Da tale violazione discende la sanzione amministrativa accessoria del ritiro della carta di circolazione, secondo le norme del capo I, sezione II, del titolo VI.

Documenti di circolazione e targa

Le novità in tema di passaggio di proprietà, intestazione fittizia, targa personale e nuove casi di annotazione.

TRASFERIMENTO DI PROPRIETA’ E RESIDENZA. La legge n. 120 ha modificato l’articolo 94 prevedendo, per i trasferimenti di proprietà, il rilascio di una nuova carta di circolazione. Resta la procedura dell’aggiornamento per i trasferimenti di residenza o, se trattasi di persone giuridiche, di sede.
La novità riguardante il trasferimento di proprietà è preordinata a dare esecuzione alla nuova norma sulla targa personale; in tal caso, infatti, sarà necessario rilasciare un nuovo documento perché dovrà essere annotata la nuova targa di cui è titolare il nuovo proprietario.
TARGA PERSONALE. Viene inserito un nuovo comma 3-bis all’articolo 100. Le targhe di immatricolazione di autoveicoli, motoveicoli e rimorchi saranno personali, non potranno essere abbinate contemporaneamente a piu' di un veicolo e saranno trattenute dal titolare in caso di trasferimento di proprietà, costituzione di usufrutto, leasing, esportazione all'estero e cessazione o sospensione dalla circolazione. Le nuove norme entreranno in vigore dopo l’emanazione dei decreti attuativi.
I rimorchi non avranno più la targa ripetitrice dei dati della motrice. La norma entrerà in vigore solo dopo che il Regolamento di esecuzione del CdS verrà modificato al fine di normare la nuova targa. Comunque le novità riguarderanno solo le nuove immatricolazioni, salvo che il proprietario di un rimorchio opti per la nuova targa.
VIOLAZIONI ATTINENTI LA TARGA. La sanzione del fermo e, in caso di reiterazione, della confisca viene ora applicata anche per le violazioni legate alla mancato posizionamento della targa ed inesatta collocazione e modalità di installazione della targa degli autoveicoli, motoveicoli, rimorchi e carrelli appendice.
NUOVE FIGURE DI RESPONSABILE IN SOLIDO. Viene inserita la figura del proprietario del rimorchio quale responsabile in solido.
NUOVE IPOTESI DI ANNOTAZIONE. È estesa la tipologia di atti che devono essere annotati sulla carta di circolazione; ora sono tutti quelli da cui derivi una variazione dell’intestatario ovvero che comportino la disponibilità per oltre 1 mese a favore di soggetto diverso dall’intestatario. In questi casi entro 30 giorni l’avente causa deve dichiararlo al Dipartimento dei trasporti. Se omette tale adempimento si applica la sanzione di 327€ ed il ritiro della carta di circolazione.
Il dubbio riguarda la finalità di questa annotazione che non può avere efficacia, in particolare, ai fini della individuazione del responsabile in solido. Le figure di responsabile sono infatti previste in modo tassativo; pensiamo ad un comodato di 60 giorni, cioè un prestito gratuito: l’utilizzatore del bene non potrà essere chiamato a rispondere della violazione quale responsabile in solido perché nell’articolo 196 tale figura non è prevista. E non si comprende per quale motivagli debba quindi essergli notificato il verbale, visto che il CdS prevede la notifica solo al trasgressore ed al responsabile in solido. Il Ministero dell’Interno, nella circolare del 12 agosto, ha precisato che la notifica fatta a questo soggetto si intende comunque valida, così sembrando che possa produrre qualche effetto. Sinceramente non si capisce quale possa essere questo effetto.
VEICOLI INTESTATI A PRESTANOMI. E’ stato introdotto l’articolo 94-bis che riguarda l’intestazione fittizia dei veicoli. Viene vietato il rilascio della carta di circolazione e di proprietà relativi a situazioni simulate o che eludano o pregiudichino l’accertamento del responsabile della circolazione. Chi chiede o abbia ottenuto il rilascio di cui sopra è soggetto a sanzione di 550 € che si applica anche a chi ha la materiale disponibilità ed al dissimulato.
Il veicolo per il quale sono stati rilasciati i documenti è cancellato dal Pra. Chi circola dopo la cancellazione è soggetto alle sanzioni dell’articolo 93 (veicolo non immatricolato). La cancellazione è richiesta dagli organi di polizia stradale dopo che hanno accertato la violazione della simulazione e dopo che l’accertamento è divenuto definitivo. Con decreto ministeriale saranno dettate le disposizioni applicative che daranno attuazione al nuovo articolo 94-bis.

EBBREZZA, CONTANO I CENTESIMI

Nella determinazione della fascia di alcolemia del 186 si deve tenere conto anche dei centesimi del dato prodotto dall'etilometro

Nella determinazione della fascia da applicare ai fini della determinazione della sanzione per la guida in stato di ebbrezza si deve tenere conto anche dei centesimi. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza 18 agosto 2010, n.32055.
Con questa pronuncia la Suprema corte mette fine ai forti dubbi interpretativi in ordine alla rilevanza dei centesimi contenuti nel dato numerico prodotto dall’etilometro.
Come sappiamo, in alcuni casi -come quello oggetto di esame da parte della cassazione- i centesimi possono fare una grande differenza: pensiamo al 1,59 g/l quando il veicolo è di proprietà del conducente; se si tien conto del centesimo il reato è quello della lettera c (> 1,5 g/l) e quindi si applica anche la sanzione della confisca del veicolo; se non si tiene conto del centesimo si rientra nella fascia B e quindi il veicolo va esente da qualsiasi sanzione.
Vediamo come si sono svolti i fatti che hanno portato alla pronuncia dei giudici di legittimità.
Il Tribunale di Padova pronunziava ordinanza con la quale rigettava il ricorso per riesame presentato da F. Alessandro, indagato in ordine al reato di cui all’art. 186 C.d.S., comma 2, lett. C), e confermava il decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP presso il tribunale di Padova.
Avverso tale ordinanza proponeva ricorso per Cassazione.
Il ricorrente ritiene che avrebbe dovuto essergli contestato il reato di cui all’art. 186 C.d.S. di cui alla lett. B e non già quello di cui alla lettera C, in quanto, in occasione delle prove eseguite con l’etilometro, gli era stato constatato un tasso alcolemico pari a 1,56 g/l. Pertanto, dal momento che il legislatore aveva indicato i valori di soglia con esclusivo riferimento ai decimi e non anche ai centesimi di litro, si doveva ritenere che i centesimi di litro non avessero rilievo alcuno e che, quindi, nella fattispecie di cui è processo, il tasso alcolemico pari a 1,56 non avrebbe superato la soglia di cui alla lettera C e quindi, per il principio del favor rei, il fatto doveva essere qualificato ai sensi dell’art. 186 C.d.S., comma 2, lett. B. Essendo stato così riqualificato il fatto, era esclusa, secondo il ricorrente, la confisca obbligatoria del veicolo (prevista solo per l’ipotesi di cui alla lett. C) e, pertanto, non si poteva disporre il sequestro preventivo ai sensi dell’art. 321 c.p.p., comma 2, non ravvisandosi la sussistenza del periculum in mora che giustificasse il mantenimento della cautela reale.
I proposti motivi di ricorso non sono fondati.
La modifica dell’art. 186 C.d.S., comma 2, introdotta la prima volta con D.L. 3 agosto 2007, n. 117, convertito con modifiche nella L. 2 ottobre 2007, n. 160, con l’indicazione di tre differenti fattispecie progressive, con progressivo incremento della gravità delle sanzioni applicate, è stata voluta dal legislatore con l’intento di arginare il fenomeno della guida in stato di alterazione correlata all’assunzione smodata di alcolici, con tutte le gravi conseguenze che ne derivano in termini di sinistri stradali.
In quest’ottica è pertanto contraddittorio che il legislatore, indicando una sola cifra decimale, abbia inteso negare alcuna valenza ai centesimi. Seguendo la tesi del ricorrente, infatti, l’approssimazione dei valori accertati con l’etilometro ai soli decimi, comporta di fatto l’innalzamento dei valori soglia rispettivamente di un decimo di grammo/litro per ciascuna delle fattispecie di cui alle lett. A), B) e C). Pertanto, nella fattispecie de qua, con riferimento alla lett. C), il valore da superiore a 1,5 g/l, viene di fatto elevato a superiore a 1,6 g/l.
La sensibilità degli strumenti utilizzati per l’accertamento urgente del tasso alcolemico (gli etilometri) era già ben nota al legislatore stesso prima dell’adozione della modifica normativa. Il legislatore sapeva quindi che i valori dell’alcolemia erano rilevati dai predetti ed approssimati al centesimo di grammo/litro.
IN ASSENZA DI ELEMENTI ESPLICITI DA CUI DESUMERE UNA VOLONTÀ CONTRARIA, DEVE QUINDI AFFERMARSI CHE L’OMESSA INDICAZIONE DELLA SECONDA CIFRA DECIMALE (NEL CASO, PERALTRO, COINCIDENTE CON LO ZERO, CIFRA CONSIDERATA NON SIGNIFICATIVA TRA I DECIMALI) NULLA ABBIA A CHE VEDERE CON LA VOLONTÀ DI APPROSSIMARE AI SOLI DECIMI DI GRAMMO/LITRO GLI ACCERTAMENTI PIÙ CORRETTI, PUNTUALI E PRECISI FORNITI DALLA STRUMENTAZIONE DISPONIBILE.
Nella fattispecie de qua, quindi, il valore rilevato ed accertato sulla persona di F. Alessandro, pari a 1,56 g/l di alcolemia, è superiore al valore soglia di 1,5 g/l e, pertanto, il fatto ascrittogli deve essere qualificato ai sensi dell’art. 186 C.d.S., comma 2, lett. C) e non già ai sensi dell’art. 186 C.d.S., comma 2, lett. B).