Crea sito

Archivio

Home

Archivio notizie 2009

Sanzioni per l'abbandono dei rifiuti

Manutenzione delle strade? Responsabilità ampia delle PA

Processo penale

Assenza per malattia Decurtazione economica

Emanata la nuova ordinanza sui cani da parte del Ministero della Salute. La presente ordinanza sostituisce la precedente ed elimina quelle che erano le categorie pericolose.  (sanzioni)

Cassazione: no agli autovelox nascosti, è truffa 

Rifiuto d’indicazione sulla propria identità personale: aspetti normativi e giurisprudenziali

Emanata la nuova ordinanza sui cani da parte del Ministero della Salute. La presente ordinanza sostituisce la precedente ed elimina
quelle che erano le categorie pericolose.

(sanzioni)

Edilizia
Decadenza permesso
TAR PUGLIA di LECCE - SENTENZA 10 aprile 2009, n.702

Edilizia
Modifica destinazione d'uso

Decreto anticrisi, passa l'equiparazione tra pubblico e privato delle fasce di reperibilità dei lavoratori in malattia

Cassazione: in motorino senza il casco? Pagano mamma e papà 

Legge sulla Polizia Locale

OLTRAGGIO A PUBBLICO UFFICIALE

Contrassegno ass.ne falso

Edilizia
Veranda
TAR CAMPANIA di NAPOLI - SENTENZA 22 aprile 2009, n.2127

Furti in casa agevolati dai ponteggi: responsabili il condominio e l'imprenditore
Cassazione civile , sez. III, sentenza 17.03.2009 n° 6435

Cassazione: insidie stradali come buche e tombini vanno sempre segnalate

Cassazione: multe per passaggio con il semaforo rosso? Sono valide solo se contengono indicazioni precise

Edilizia La ristrutturazione, come classificarla e distinguerla dagli altri interventi edilizi. Il dossier con i principi più rilevanti e la raccolta di giurisprudenza.

Polizia giudiziaria - Art. 660
Disturbo alle persone
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. I PENALE - SENTENZA 15 luglio 2009, n.28853

Verbale di contestazione dei vigili valido fino a querela di falso

Rumori molesti
TAR PUGLIA - BARI, SEZ. I - sentenza 29 settembre 2009 n. 2142

Sicurezza stradale: nuove norme in arrivo. Dalla targa personalizzata alla quida per i 17enni

Minaccia di rovina di parte dell'edificio, responsabilità dei condomini e dell'amministratore

POLIZIA GIUDIZIARIA
RESISTENZA A P.U., CONCORRE CON REATO DI LESIONI

Abrogate le norme ante 1970

Mobbing, la Cassazione ne definisce i requisiti

Causa di servizio

Foggia: multata per aver gettato fazzolettini fuori dal finestrino

INVALIDI, NO DEROGA AI DIVIETI DI SOSTA DELL’ART. 158
Corte di Cassazione – Sentenza n. 9822/2009

ABROGATE LE NORME ANTE 1970

Testo unificato legge Polizia Locale
Pubblichiamo il testo unificato del documento che i Senatori Saia e
Barbolini hanno redatto per l'appprovazione della nuova legge
sulla Polizia Locale.

Sosta invalidi e ticket

Causa di servizio

Cassazione: multe nulle se il numero civico è sbagliato

Con la Scia nessuna attesa per l’avvio dei lavori edili

Approvata in via definitiva alla Camera la manovra economica, semplificazioni per l’attività di impresa e il settore costruzioni

Da oggi “Manutenzione straordinaria senza DIA” ma non dappertutto

DL 40/2010 Modalità di uso

Bloccata e sequestrata sopraelevazione

Nuovo sequestro ad opera del Nucleo di Polizia Edilizia

  

 

Cassazione: no agli autovelox nascosti, è truffa

Autovelox nascosti? E' truffa. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione (sentenza n. 11131/2009) affermando che nascondere le apparecchiature di rilevamento della velocità, integra la fattispecie del reato di truffa contro gli automobilisti. Il Tribunale di Cosenza aveva disposto in primo grado il sequestro preventivo delle apparecchiature fornite dalla Speed Control. L'azienda, titolare dell’appalto per il rilevamento della velocità delle automobili, aveva fatto ricorso in Cassazione contro il sequestro, in quanto, secondo il ricorrente, non era stato valutato l’elemento psicologico del reato di truffa contro gli automobilisti. La Corte aveva risposto invece che la sussistenza del “fumus” del reato di truffa e' stato argomentato “attraverso un percorso immune da vizi logici e giuridici" sulla base dell'art.142 del codice della strada che impone che gli apparecchio di autovelox debbano essere ben visibili. Dalla vicenda si apprende che in tre comuni calabresi, gli autovelox erano stati nascosti in autovetture di proprietà, il cui titolare riceveva un compenso in ordine ad ogni multa effettuata. Tutti fatti che integrano il reato di truffa ai danni degli automobilisti, secondo la decisione degli Ermellini. Secondo la normativa del codice della strada, infatti, le apparecchiature di rilevamentro della velocità, devono essere ben visibili. Inoltre, anche una circolare del ministero dell’interno prescrive che questi apparecchi debbano essere segnalati almeno 400 metri prima.

(Data: 22/03/2009 9.00.00 - Autore: Luisa Foti)

 

Rifiuto d’indicazione sulla propria identità personale: aspetti normativi e giurisprudenziali

Tra i reati che sono accertati dagli appartenenti alla Polizia Locale uno dei più frequenti, è sicuramente quello previsto dall’art. 651 del codice penale: rifiuto d’indicazione sulla propria identità personale.

RIFIUTO D’INDICAZIONE SULLA PROPRIA IDENTITÀ PERSONALE: ASPETTI NORMATIVI E GIURISPRUDENZIALI
Tra i reati che sono accertati dagli appartenenti alla Polizia Locale uno dei più frequenti, è sicuramente quello previsto dall’art. 651 del codice penale: rifiuto d’indicazione sulla propria identità personale. E’ esperienza di tutti i giorni il caso di un soggetto a cui viene contestata una violazione amministrativa che prima rifiuta di fornire le proprie generalità poi si pente e le declina o il caso di colui che verbalmente fornisce i propri dati ma non esibisce un documento d’identificazione o esibisce un documento di identificazione ma non fornisce a voce le proprie generalità. Sarà in questi casi applicabile l’art. 651 del codice penale? Per rispondere a questi ed ad altri interrogativi, analizziamo l’art. 651 cercando di farne l’esegesi anche sulla della consolidata giurisprudenza.
L’art. 651 prevede che “chiunque, richiesto da un pubblico ufficiale nell'esercizio delle sue funzioni, rifiuta di dare indicazioni sulla propria identità personale, sul proprio stato, o su altre qualità personali, è punito con l'arresto fino a un mese o con l'ammenda fino a euro 206”.
Soggetto attivo: Può essere qualsiasi persona. E’ un reato comune.
Presupposto della condotta: E’ necessario che un pubblico ufficiale, nell’esercizio delle sue funzioni, abbia richiesto al soggetto di dare le proprie generalità. La nozione di pubblico ufficiale si ricava dall’art. 357 del codice penale: qui si osserva come essa sia più ampia e ricomprenda non solo gli appartenenti alle forze di polizia. Non è necessario che la richiesta del pubblico ufficiale sia motivata e/o fondata: è infatti in facoltà di costui chiedere a chiunque le generalità purchè sia nell’esercizio delle sue funzioni. A tal riguardo si è osservato come “gli appartenenti al Corpo delle guardie di pubblica sicurezza (ora Polizia di Stato) sono considerati in servizio permanente e non cessano dalle loro qualità di pubblici ufficiali anche quando non sono comandati in servizio. (Nella fattispecie, su ricorso del pubblico ministero, è stata annullata con rinvio la sentenza di assoluzione dai reati di cui agli artt. 650 e 651 c.p., avendo il pretore ritenuto che tali fatti non sussistono nella mancata ottemperanza da parte di un conducente di veicolo all'invito di declinare le generalità ed esibire il documento di guida e il libretto di circolazione rivolto da un assistente di Polizia in borghese e libero dal servizio)”. Sez. I, sent. n. 3200 del 18-03-1992 (cc. del 04-02-1992), Ambrosca (rv 189912). Inoltre “Per la configurazione del reato di cui all’art.651 è necessario che il soggetto, il quale richieda ad altri di fornire le sue generalità, oltre che essere in servizio permanente, eserciti in concreto le pubbliche funzioni, giacché la nozione di "servizio permanente" è diversa da quella di "esercizio delle funzioni", implicando essa che il dipendente pubblico può in ogni momento intervenire per esercitare i propri compiti, ma non che egli in concreto al momento li eserciti. (La Corte di Cassazione, in applicazione di tale principio, ha annullato con rinvio la sentenza di condanna, ritenendo necessario che il giudice di merito accerti se il pubblico ufficiale abbia formalmente contestato una specifica infrazione ed abbia a tal fine richiesto le generalità, senza ottenerle, al conducente di un veicolo che, a seguito di un'errata manovra, aveva intralciato la marcia del veicolo alla cui guida era lo stesso pubblico dipendente). Sez. I, sent. n. 21730 del 28-05-2001 (ud. del 17-04-2001), Miccichè (rv 219565).
Elemento materiale: il soggetto deve manifestare in qualunque modo, ma chiaramente, di non volere rispondere alla richiesta.
Il reato di cui all’art. 651 c.p. è reato istantaneo a condotta omissiva: esso sussiste anche nel caso che, dopo il rifiuto il soggetto fornisca spontaneamente le generalità o che comunque si riesca ad accertarle. In tal senso più volte si è pronunciata la Suprema Corte (cfr. Sez. VI, sent. n. 3126 del 04/04/1985 (ud. del 09/01/1985), Manetti (rv 168593). Sez. I, sent. n. 851 del 29/03/1995 (cc. del 10/02/1995), Baldi (rv 200588). Sez. I, sent. n. 6052 del 25/05/1995 (ud. del 28/04/1995), Bilardello (rv 201435). Sez. VI, sent. n. 9337 del 05/09/1995 (ud. del 28/06/1995), Masiero (rv 202978). Sez. VI, sent. n. 34 del 04/01/1996 (ud. del 18/10/1995), Cozzella (rv 203851)): “Il reato di cui all’art.651 c.p. si perfeziona con il semplice rifiuto di indicare la propria identità personale, onde è irrilevante, ai fini della sussistenza dell'illecito, che successivamente vengano fornite le generalità o che l'identità del soggetto sia facilmente accertata per conoscenza personale da parte del pubblico ufficiale o per altra ragione. Sez. VI, sent. n. 1804 del 23-02-1985 (cc. del 03-10-1984), Cardinato (rv 168010).
Il rifiuto di fornire la prova delle proprie generalità non costituisce la contravvenzione in esame. Se ne ricorrono le condizioni nei confronti dei cittadini italiani e comunitari si può applicare l’art. 4 del TULPS e il reato di cui all’art. 221 del TULPS in relazione all’art. 294 del regolamento di esecuzione (R.D. 6 maggio 1940 n. 635). Per gli stranieri invece trova applicazione l’art. 6 del TU sui cittadini extracomunitari (D.Lgs n.286/1998). In tal senso appare consolidata la giurisprudenza della Cassazione: “Non integra gli estremi del reato punito dall’art. 651 c.p. la condotta del soggetto che, richiesto dal pubblico ufficiale, nell'esercizio delle sue funzioni, di dare indicazioni sulla propria identità personale, le fornisca e si rifiuti poi di esibire un documento di identificazione. Sez. V, sent. n. 3938 del 07-05-1984 (cc. del 25-01-1984), Micheli (rv 163999). Il precetto di cui all’art.651 c.p. è adempiuto quando il soggetto richiesto indichi al pubblico ufficiale le proprie generalità ed eventuali qualità personali. Tale obbligo non si estende all'esibizione dei documenti di identità, non essendo il soggetto richiesto tenuto a documentare la propria identità personale. (Fattispecie in cui il soggetto aveva rifiutato di esibire il proprio documento di identificazione all'ufficiale giudiziario in sede di pignoramento dopo avere mostrato la licenza di commercio da cui risultavano le sue generalità). Sez. I, sent. n. 2261 del 02-03-1992 (cc. del 27-11-1991), Lo Coco (rv 191114). Non può configurarsi il reato di cui all’art. 651 c.p. quando non venga accertato un effettivo rifiuto d'indicazioni sulla propria identità personale. Pertanto, il rifiuto di consegnare i propri documenti per l'identificazione non concreta gli estremi della contravvenzione se il soggetto fornisce le proprie generalità al pubblico ufficiale, consentendogli di procedere alla sua identificazione attraverso altri mezzi, quali il prelievo del numero di targa dell'autovettura o l'accompagnamento a un posto di Polizia per l'identificazione, poiché il precetto di cui al citato all’art. 651 c.p. contiene l'obbligo per il soggetto di fornire al pubblico ufficiale indicazioni sulla propria identità personale e non di documentarla. Sez. I, sent. n. 1959 del 15-02-1988 (cc. del 25-06-1987), Di Bella (rv 177611). Il rifiuto di consegnare un documento di riconoscimento integra - ricorrendone le altre condizioni richieste dalla legge (persone pericolose o sospette) - gli estremi del reato di cui all'art. 4 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza e all'art.294 del relativo regolamento e non già quello previsto dall’art. 651 c.p., trattandosi di reati aventi diverso elemento materiale e diversa obiettività giuridica. Ne consegue che qualora la persona si rifiuti di dare indicazioni sulla propria identità personale e di esibire un documento di riconoscimento, si avrà concorso materiale della contravvenzione di cui all’art.651 c.p. con quella preveduta dalla legge di pubblica sicurezza. Sez. VI, sent. n. 10378 del 14-07-1989 (cc. del 13-04-1989), Poma (rv 181841).
L’obbligo previsto dalla norma in commento può essere adempiuto anche limitandosi a mostrare un documento d’identificazione. Così L'obbligo di fornire le richieste indicazioni sulla propria identità personale, penalmente sanzionato dall’art. 651 c.p., può essere assolto anche mediante esibizione di un documento contenente i dati all'uopo necessari, sempre che lo stesso venga lasciato nella disponibilità del pubblico ufficiale richiedente per il tempo necessario all'identificazione. Risponde, quindi, del reato di rifiuto di generalità il soggetto che, pur avendo esibito un proprio documento d'identità, se ne riappropri prima che il pubblico ufficiale abbia avuto il tempo di procedere alla detta identificazione. Sez. I, sent. n. 8624 del 26-09-1997 (cc. del 18-06-1997), Bernacchia (rv 208358).
Si nota però come In tema di rifiuto d'indicazioni sulla propria identità personale, deve ritenersi che il mostrare il documento e ritirarlo violentemente, facendolo cadere a terra prima che il pubblico ufficiale possa esaminarne il contenuto, configura il diniego di fornire indicazioni sulla propria identità per aver impedito al pubblico ufficiale di leggere gli estremi del documento stesso. Sez. VI, sent. n. 7083 del 18-07-1997 (cc. del 07-03-1997), Argiolas (rv 208232).
Si precisa che le generalità di una persona comprendono: nome, cognome, paternità, maternità, stato civile, data e luogo di nascita, domicilio, residenza, professione o arte, stato e cittadinanza. Il silenzio serbato sui dati non richiesti espressamente dal pubblico ufficiale , non costituisce reato. Pertanto Nella nozione di qualità personali, la cui mancata indicazione può configurare il reato previsto dall’art.651 del c.p. (rifiuto d'indicazioni sulla propria identità personale), debbono essere ricomprese soltanto quelle qualità che servono a completare lo stato e l'identità della persona, cioè quegli attributi e quelle particolarità individuali che servono a contrassegnare il soggetto. Pertanto, è da escludere che lo stato di tossicodipendenza possa costituire una qualità personale, poiché essa non solo non incide sull'identità in senso lato del soggetto, ma non attribuisce a quest'ultimo una qualità personale rilevante ai fini dell’art. 651 del c.p., tanto più che l'art. 95 della legge sugli stupefacenti prevede - per i soggetti che intendano sottoporsi ad interventi terapeutici e riabilitativi nei presidi sanitari - il beneficio dell'anonimato nei rapporti con i centri, le case di cura, i medici, gli assistenti sociali e tutto il personale addetto. Sez. I, sent. n. 9062 del 10-09-1986 (cc. del 04-03-1986), Allaria (rv 173697).
Se il reo, invece di tacere, declina generalità false, commette il delitto di cui all’art.496 del c.p. o altro più specifico reato a seconda dei casi.
Elemento soggettivo: essendo una contravvenzione è necessario che il colpevole abbia voluto non rispondere sapendo che il richiedente era un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni o non sapendolo per errore colposo.
Concorso con altri reati: E’ interessante per la Polizia Locale una recente pronuncia della Cassazione con la quale è affermato il principio secondo cui questo reato concorre con quello di resistenza a pubblico ufficiale. Per i Supremi Giudici Il reato di cui all’art. 651 del c.p. non rimane assorbito ma concorre con quello di resistenza a pubblico ufficiale di cui all’art. 337 del c.p. , risultando le relative condotte completamente diverse, se raffrontate in astratto, e susseguenti materialmente l'una all'altra, se considerate in concreto. (Fattispecie in cui l'imputato, dopo aver opposto resistenza agli agenti di polizia che gli avevano chiesto i documenti per l'identificazione, si è divincolato dalla presa degli operanti ed è stato condotto con forza negli uffici di P.S., ove ha fornito le sue generalità). (Dichiara inammissibile, App. Roma, 14 Marzo 2007) Sez. VI, Sent. n. 47585 del 10-12-2007 (ud. del 10-12-2007), C.G. (rv. 238231).

Decreto anticrisi, passa l'equiparazione tra pubblico e privato delle fasce di reperibilità dei lavoratori in malattia

Decreto anticrisi, passa l'equiparazione tra pubblico e privato delle fasce di reperibilità dei lavoratori in malattia.
Faverin: "Una grande conquista della Cisl Fp. Ora attendiamo che il Governo onori gli altri impegni".
 
Con il decreto anticrisi passa l'equiparazione tra pubblico e privato delle fasce di reperibilità per i lavoratori in malattia. "E' La Cisl Fp ha infatti preteso il rispetto dell'impegno preso dal ministro Brunetta al nostro congresso di Fiuggi. Da subito viene dunque eliminata una norma fortemente vessatoria nei confronti dei lavoratori pubblici e si torna alle vecchie fasce di reperibilità 10-12 e 17-19", è il commento di Giovanni Faverin, segretario generale della federazione dei pubblici Cisl.
"Ma non solo – puntualizza Faverin – il decreto fiscale contiene anche l'abrogazione dei tagli al salario di produttività collegati a tutti i permessi, a partire da oggi".
"Sono risultati importanti frutto della nostra determinazione e diamo atto al ministro Brunetta di questo passo in avanti. Ma – rilancia il segretario – ora attendiamo che venga rispettato anche l'altro impegno preso dall'esecutivo con il protocollo del 30 ottobre: il recupero delle risorse tagliate ai fua e alle leggi speciali per la produttività dei lavoratori delle amministrazioni centrali".
Legge sulla Polizia Locale

Nel corso della seduta svoltasi nella giornata di mercoledì 8 aprile 2009 presso la Commissione AA.CC. del Senato, il Presidente della stessa ha annunciato che i senatori Barbolini e Saia intendono presentare un testo unificato per facilitare l’iter approvativo della legge di riforma sulla Polizia Locale.

Tale intendimento, accoglie integralmente le richieste della UIL FPL, che già in occasione dell’audizione svoltasi in Senato nel mese di febbraio u.s. e successivamente il 18 marzo u.s. al Convegno Nazionale di Roma sul ruolo e riforma della Polizia Locale, aveva rappresentato alle istituzioni la necessità di addivenire ad un raccordo fra le due proposte in oggetto, indicando anche specifiche proposte nel merito dei provvedimenti in esame.

Sarà come sempre cura della Segreteria Nazionale e del Coordinamento Nazionale della Polizia Locale assicurare adeguati livelli partecipativi ed informativi per favorire una rapida approvazione della riforma.
OLTRAGGIO A PUBBLICO UFFICIALE

Verrà reintrodotto il reato abrogato nel 1999, con lultima legge di depenalizzazione.
La pena massima per chi, in luogo pubblico o aperto al pubblico, offenderà l'onore ed il prestigio di un pubblico ufficiale, sarà punito con la pena di 3 anni.
Verranno previste cause di non punibilità se l'incaricato di un pubblico servizio eccederà i limiti delle sue attribuzioni con atti arbitrari.

Abrogate le norme ante 1970

Con il decreto legislativo n. 179 del 1 dicembre sono state abrogate le norme statali anteriori al 1° gennaio 1970, con l'esclusione di quelle espressamente indicate.

DECRETO LEGISLATIVO 1 dicembre 2009, n. 179 (in G.U. n. 290 del 14 dicembre 2009 - Suppl. Ordinario n. 234) - Disposizioni legislative statali anteriori al 1° gennaio 1970, di cui si ritiene indispensabile la permanenza in vigore, a norma dell'articolo 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246. (09G0187)
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Visto l'articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, recante delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni e enti locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa;
Vista la legge 28 novembre 2005, n. 246, recante semplificazione e riassetto normativo per l'anno 2005, e successive modificazioni;
Visto il decreto-legge 22 dicembre 2008, n. 200, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 febbraio 2009, n. 9;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 12 giugno 2009;
Acquisito il parere della Conferenza Unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, in data 29 ottobre 2009, n. 43;
Udito il parere del Consiglio di Stato espresso dalla Sezione consultiva per gli atti normativi nell'Adunanza del 14 luglio 2009;
Acquisito il parere espresso dalla Commissione parlamentare per la semplificazione in data 4 novembre 2009;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 19 novembre 2009;
Sulla proposta del Ministro per la semplificazione normativa;
E m a n a
il seguente decreto legislativo:
Art. 1
Ambito di applicazione e definizioni
1. Ai fini e per gli effetti dell'articolo 14, commi 14, 14-bis e 14-ter, della legge 28 novembre 2005, n. 246, e successive modificazioni, nell'Allegato 1 del presente decreto legislativo sono individuate le disposizioni legislative statali, pubblicate anteriormente al 1° gennaio 1970, anche se modificate con provvedimenti successivi, delle quali è indispensabile la permanenza in vigore.
2. Sono sottratte all'effetto abrogativo di cui all'articolo 2 del decreto-legge 22 dicembre 2008, n. 200, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 febbraio 2009, n. 9, le disposizioni indicate nell'Allegato 2 al presente decreto legislativo, che permangono in vigore anche ai sensi e per gli effetti dell'articolo 14, commi 14, 14-bis e 14-ter, della legge 28 novembre 2005, n. 246, e successive modificazioni.
3. Ai fini del presente decreto legislativo:
a) per «disposizioni legislative statali» si intendono tutte le disposizioni comprese in ogni singolo atto normativo statale con valore di legge indicato negli Allegati 1 e 2, con effetto limitato a singole disposizioni solo nei casi espressamente specificati;
b) per «pubblicate anteriormente al 1° gennaio 1970» si intendono tutte le disposizioni, contenute in atti legislativi statali, la cui pubblicazione, secondo le norme vigenti in materia di pubblicazione all'epoca di ciascun atto, è avvenuta a far data dal 17 marzo 1861 fino a tutto il 31 dicembre 1969;
c) per «anche se modificate con provvedimenti successivi» si intende che sono compresi anche gli atti legislativi statali che abbiano subito qualsiasi modifica anche dopo il 31 dicembre 1969;
d) per «permanenza in vigore» si intende che restano in vigore le disposizioni legislative statali, indicate negli Allegati 1 e 2, nel testo vigente alla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, in base agli atti normativi che le hanno introdotte a suo tempo nell'ordinamento e alle eventuali successive modificazioni anteriori alla stessa data, anche ai sensi dell'articolo 15 delle disposizioni preliminari al codice civile.
4. Le disposizioni legislative emanate ai sensi degli articoli 7, secondo comma, 8, terzo comma, e 116, primo comma, della Costituzione sono comunque escluse dall'effetto abrogativo di cui all'articolo 14, comma 14-ter, della legge 28 novembre 2005, n. 246, e successive modificazioni.
5. Il presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
Dato a Roma, addì 1° dicembre 2009
NAPOLITANO
Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri
Calderoli, Ministro per la semplificazione normativa Visto, il Guardasigilli: Alfano

Causa di servizio

CONSIGLIO DI STATO, SEZ. V - sentenza 29 dicembre 2009 n. 8754

Pubblico impiego - Infermità e lesioni - Causa di servizio - Diniego di riconoscimento - Motivazione puntuale circa la prolungata esposizione del dipendente a lavoro logorante ed un apprezzabile grado di desumibile probabilità del nesso causale - Necessità - Mancanza - Illegittimità.

CONSIGLIO DI STATO, SEZ. V - sentenza 29 dicembre 2009 n. 8754
N. 08954/2009 REG.DEC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Quinta)
ha pronunciato la presente
DECISIONE
Sul ricorso numero di registro generale 7902 del 2001, proposto da:
Regione Abruzzo, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata per legge in Roma, via dei Portoghesi 12;
contro
Cetrullo Walter, rappresentato e difeso dagli avv. Fabrizio Foglietti, Franco Sabatini, con domicilio eletto presso l’avv.Franco Sabatini in Roma, viale Gorizia N.14;
per la riforma
della sentenza del TAR ABRUZZO - PESCARA n. 00353/2001, resa tra le parti, concernente RICONOSCIMENTO INFERMITA' DA CAUSA DI SERVIZIO.
Visto il ricorso in appello con i relativi allegati;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 23 ottobre 2009 il cons. Francesca Quadri e uditi per le parti l’ Avv. Di Lorenzo, per delega dell'avv. Foglietti;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:
FATTO
La Regione Abruzzo impugna la sentenza del TAR Abruzzo , Sez. Pescara n. 353/2001 con cui , in accoglimento del ricorso di Walter Cetrullo, autista presso la Regione Abruzzo, è stata annullata la delibera di Giunta Regionale n. 2507 in data 1.10.97 recante il diniego di riconoscimento della causa di servizio da infermità a causa di malattia spondilartrosica ed ipoacusia , rilevata dal Collegio medico, per mancanza di un rischio accertato (causale e/o concausale) nell’attività di lavoro.
Riferisce l’appellante che in esecuzione di precedente sfavorevole sentenza del medesimo TAR n. 244/98 era stata attivata su istanza dell’interessato nuova procedura per l’accertamento della dipendenza dell’infermità da causa di servizio e che, avvenuto l’accertamento della malattia, il Comitato tecnico legale nella seduta del 16 aprile 1997 aveva nuovamente respinto l’istanza non ravvisando il nesso di causalità con l’attività lavorativa svolta, data ,in particolare, l’irrilevanza delle percorrenze chilometriche (consistenti, al massimo, nel tratto Pescara L’Aquila, di poco più di un’ora) e l’inidoneità dei mezzi guidati a causare disagio posturale ed acustico.
L’amministrazione avrebbe pertanto dato puntualmente conto dell’iter logico seguito, in considerazione delle modalità e delle condizioni di svolgimento del lavoro, dal che l’erroneità del giudizio del TAR di genericità della motivazione .
Si è costituito in resistenza il sig. Cetrullo, contestando che le mansioni cui era stato adibito potessero essere giudicate normali rispetto alla inidoneità già accertata a percorrere tratti prolungati e la esposizione a microtraumi.
In prossimità dell’udienza di discussione, parte resistente ha depositato memoria.
All’udienza del 23 ottobre 2009 la causa è stata trattenuta in decisione.
DIRITTO
Il TAR ha accolto il ricorso di Walter Cetrullo, autista presso la Regione Abruzzo, volto all’annullamento del diniego di riconoscimento della causa di servizio per le infermità accertate("spondilartrosi del rachide cervicale, dorsale e lombosacrale, delle ginocchia, dei gomiti, dei polsi; ipoacusia) per difetto di motivazione e travisamento dei fatti.
A tali conclusioni è giunto in base alle risultanze documentali acquisite agli atti del giudizio, da cui emergeva : a) che lo stesso ricorrente, essendo affetto da spondilartrosi, aveva fatto richiesta già nel 1987 , allegando certificazione medica, di non essere utilizzato nel servizio di autista; b) che la necessità di mansioni ridotte emergeva già dall’attestazione di idoneità del servizio sanitario delle Ferrovie dello Stato del 14.7. 1988; c) che il dirigente del III dipartimento della Giunta regionale in data 27 ottobre 1989 dava atto dell’onerosità del servizio reso per il Settore Turismo , con lunghe trasferte, a volte anche in orari notturni. Da ciò >desumeva che il rischio specifico sarebbe stato determinato proprio dall’utilizzo pieno del Cerullo quale autista, rispetto al quale il diniego appariva del tutto illogico e travisante.
Secondo l’appellante, il giudizio del Collegio medico avrebbe invece correttamente valutato l’assenza di causalità tra prestazione lavorativa ed infermità sulla base dell’entità delle percorrenze chilometriche – giudicata rientrante nella norma – e delle caratteristiche dei mezzi guidati tali da non indurre disagio posturale ed acustico. Avrebbe quindi errato il giudice di primo grado nel ritenere insufficiente una motivazione puntuale ed esaustiva, fondata su di un giudizio tecnico- amministrativo insindacabile nel merito.
L’appello è infondato.
Senza entrare minimamente nel merito del giudizio tecnico- amministrativo del Comitato tecnico-legale cui si riporta il provvedimento, occorre sottolineare che esso appare incompleto in relazione all’attività lavorativa prestata, in particolare dal 1982 all’ottobre 1988, presso il Settore Turismo della Regione. Dai relativi tabulati risultano turni di servizio di notevole durata (fino a dodici ore ) con percorrenze chilometriche di consistente entità (molte delle quali Pescara, Roma , Pescara). Proprio a quell’epoca risulta la acutizzazione della malattia, la cui possibile relazione con la natura del servizio effettuato viene ipotizzata dalla stessa amministrazione nella citata nota del 27 ottobre 1989 a firma del dirigente del III dipartimento.
Alla luce di tale documentazione, il giudizio del Comitato tecnico legale reso nella seduta del 16.4.1997 appare parziale e lacunoso e le valutazioni di non rilevanza e di "normalità" delle percorrenze chilometriche si dimostrano non rispondenti ai dati esposti. Per di più , esso è il frutto di una valutazione astratta ed assoluta, che non tiene in minimo conto le effettive condizioni di salute dell’impiegato , riscontrate, a detta proprio del Comitato, già dal 1985 (con una accertata invalidità del 10%) ed aggravatesi nel tempo fino a costringere il componente della Giunta De Massis a richiedere la sostituzione del Cetrullo, a lui assegnato, "per non potersi assumere la responsabilità di un aggravamento dello stato di salute dello stesso dipendente" e a far accertare, in sede di visita di revisione in data 14.7.1988, la sua idoneità a svolgere solo mansioni ridotte. Peraltro , a tale riconoscimento non faceva seguito una riduzione dei percorsi , poiché solo nel 1997 (a fronte di una richiesta del dirigente del Servizio del 22.11.1993) l’amministrazione si determinava a sospendere l’utilizzazione del Cetrullo nel collegamento tra L’Aquila e Pescara.
Il provvedimento appare dunque emesso in contrasto con consolidati principi (CdS, SezVI 27.2.2006, n. 820; Sez. IV, 12 novembre 2001, n. 5782) in base ai quali il diniego di riconoscimento della causa di servizio deve essere sorretto da un iter logico argomentativo ampio ed articolato, specie quando risultino la prolungata esposizione del dipendente a lavoro logorante ed un apprezzabile grado di desumibile probabilità del nesso causale.
Il ricorso va quindi respinto . Le spese del doppio grado, come liquidate in dispositivo, sono poste, in base al principio della soccombenza, a carico dell’ appellante.
P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, sezione Quinta, respinge l’appello e , per l’effetto, conferma la sentenza di primo grado.
Pone a carico della Regione appellante le spese del doppio grado di giudizio che vengono liquidate in euro 3.000,00.
Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 23 ottobre 2009 con l'intervento dei Signori:
Gianpiero Paolo Cirillo, Presidente FF
Filoreto D'Agostino, Consigliere
Marco Lipari, Consigliere
Aniello Cerreto, Consigliere
Francesca Quadri, Consigliere, Estensore
Il Segretario
DEPOSITATA IN SEGRETERIA Il 29/12/2009

Note: il diniego di riconoscimento della dipendenza da causa di servizio dell'infermità contratta o della lesione subita dal dipendente pubblico deve essere sorretto da un iter logico-argomentativo ampio ed articolato, specie quando risultino la prolungata esposizione del dipendente a lavoro logorante ed un apprezzabile grado di desumibile probabilità del nesso causale.