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Sentenze relative al condominio in materia di Impianti

 

Condominio: diritto del condòmino ad installare l'ascensore su parti comuni

(16/10/2009)
Avv. Paolo Gatto

Di recente, la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi sul diritto dei condòmini ad installare l'ascensore (Cass. 24/06/2009 n.27875), affermando il principio secondo il quale il diritto del condòmino ad installare l'ascensore su parti comuni non può ledere quello degli altri condòmini all'utilizzo delle parti comuni stesse, dovendosi verificare se sia violato il principio di solidarietà cui devono essere improntati i rapporti condominiali.
La questione dell'istallazione dell'ascensore ha sempre formato oggetto di decisioni confliggenti, da un lato, in quanto la normativa sul condominio non contempla la fattispecie specifica, limitandosi a disciplinare le innovazioni, dall'altro, in quanto la legge sulla eliminazione delle barriere architettoniche è intervenuta, con elementi nuovi, a modifica di una disciplina sulla maggioranza necessaria, che mal si attaglia con i principi del Codice Civile.
Proprio sotto il profilo dell'innovazione, mentre la normativa sull'eliminazione delle barriere architettoniche (art. 2 L. n. 13 del 1989) contempla la maggioranza ridotta per l'innovazione ascensore, la Cassazione, con la sentenza n. 24006 del 27/12/2004, ha stabilito che, qualora la spesa dell'ascensore sia sostenuta da un solo condòmino (o da un gruppo di condomini), non sia necessaria alcuna delibera, ma la fattispecie rientri tra le facoltà del proprietario ai sensi dell'art. 1102 c.c., che conferisce al condomino il diritto di utilizzare le parti comuni, anche oltre la loro destinazione, purché non ne sia alterata la funzionalità.
La questione, pertanto, si sposta sulla legittimità delle innovazioni e, soprattutto, sulla nullità delle delibere che consentano innovazioni vietate; la pronuncia cardine è la Sentenza della Cassazione n. 6109 del 25/06/1994, la quale aveva stabilito la nullità di una delibera che autorizzava, a maggioranza, ancorché sulla base della legge n. 13/89, l'installazione di un ascensore, atteso che l'installazione avrebbe operato un sensibile deprezzamento dell'unità immobiliare del condomino situato a piano terra.
Il punto sul quale si focalizza il dibattito giurisprudenziale, pertanto, non è relativo alle maggioranze necessarie ad approvare l'installazione dell'ascensore (atteso che il diritto permane in capo ad ognuno che intenda onerarsi della spesa) ma è relativo alla legittimità dell'innovazione, ovvero se questa intervenga a danno di parti condominiali, compromettendone la funzionalità, o di proprietà private.
Se, infatti, la Sentenza della Cassazione n. 9033 del 04/07/2001 aveva riconosciuto la legittimità dell'installazione dell'ascensore, anche in ragione di una minore utilizzazione della scala (normalmente è necessaria la resezione di una parte degli scalini) la pronuncia più recente (Cass. 27875/09) ha ritenuto che legittimamente, la Corte d'Appello avesse dichiarato nulla la delibera che aveva autorizzato l'occupazione stabile di parte del cortile comune e la chiusura delle prese di luce della scala condominiale.
Il Giudice di merito, pertanto, dovrà stabilire, caso per caso, se l'installazione si configuri come mera modifica della parti comuni, inidonea a lederne la funzione, ovvero costituisca un'alterazione permanente e dannosa delle parti comuni o implichi un sensibile deprezzamento di unità immobiliari.
Inoltre, la pronuncia in esame presenta una statuizione degna di rilevanza; la S.C., infatti, stabilisce che, nel condominio, debba governare il principio di solidarietà, cui devono essere informati i rapporti condominiali, attraverso il contemperamento degli interessi di tutti. Il principio di solidarietà, ricavato dall'art. 2 della Costituzione, obbliga i cittadini a condotte inderogabilmente dirette al bene collettivo, anche nelle formazioni sociali alle quali, il condominio, sembra essere ricondotto.

Condominio che non ha gli scarichi delle acque allacciati alla rete fognaria, pagamento del canone per il servizio di depurazione

(29/10/2009)
Cass. civ. Sez. V, sentenza del 10/07/2008 n. 19130

Il condominio che non ha gli scarichi delle acque effettivamente allacciati alla rete fognaria è, comunque, obbligato al pagamento del canone per il servizio di depurazione delle acque di rifiuto provenienti da superfici e fabbricati privati. Infatti dal combinato disposto degli artt. 14 della legge n. 36/1994, 16 e 17 della legge n. 319/1976 risulta che non è consentito mantenere fabbricati privi del collegamento agli impianti di raccolta dei reflui e che la corresponsione di tale canone-tributo si rende obbligatoria in quanto relativa ad un servizio pubblico irrinunciabile.

 

 

 

 

Condizionatore rumoroso? non può essere riconosciuto il danno morale se non si fornisce la prova di emissioni pericolose

(10/12/2009)
Cass. civ., sez. II, 10 novembre 2009, n. 23807
 

Non può essere riconosicuto il danno morale al condomino che lamenta l'intollerabilità delle emissioni sonore prodotte dal dal ronzio di un condizionatore d’aria se non fornisce la prova dell'esistenza di un danno alla salute.
Nè tantomeno detto danno può essere liquidato sulla base della sussistenza della contravvenzione ex articolo 674 c.p.. nonostante non sia mai stata dedotta in giudizio l'illiceità penale delle immissioni sonore. (nel caso di specie, il condizionatore installato era conforme ai requisiti di legge)

 

 

 

 

 

 

Tubazioni, danni da infiltrazioni proveniente dalla colonna montante condominiale, responsabilità
(16/02/2010)

Tribunale di Bari, sentenza del 14 gennaio 2010 n.104
Ai sensi dell'art. 1117 cc le tubazioni sono di proprietà comune fino al punto di diramazione, esse assolvendo ad una funzione comune fino all'ingresso nella singola unità immobiliare privata, dove la conduttura è predisposta al servizio esclusivo della porzione di proprietà individuale. Pertanto, trattandosi di beni di proprietà comune, il condominio può essere chiamato a rispondere ex art. 2051 cc in presenza di infiltrazioni dannose dovute a difettosità od omessa manutenzione o ristrutturazione delle condutture, gravando sullo stesso, in qualità di custode, l'obbligo di mantenerle e conservarle in maniera tale da evitare la produzione di eventi dannosi.
Ai fini del riconoscimento della responsabilità del custode non è necessario che la res sia intrinsecamente pericolosa, ma è sufficiente, perché possa essere riscontrato il rapporto di causalità fra la cosa ed il danno, che la cosa abbia una concreta potenzialità dannosa per sua connaturale forza dinamica o anche statica o per effetto di concause umane o naturali.
(Nella specie, danni da infiltrazioni proveniente dalla colonna montante condominiale)

 

 

I proprietari degli appartamenti posti al piano terra che non usufruiscono dell'ascensore sono tenuti a contribuire alle spese di manutenzione ordinaria e straordinaria
(15/04/2010)

Trib. civ.Salerno, sez. I, 3 novembre 2009
In assenza di un regolamento contrattuale o convenzionale che stabilisca criteri derogatori, sussistendo una presunzione di condominialità dell’ascensore, e dovendo le spese di manutenzione dello stesso, sia ordinarie che straordinarie, essere ripartite tra tutti i condomini con il criterio della proporzionalità dettato dagli artt. 1123 e 1124 c.c., a nulla vale la considerazione che i proprietari dei locali al piano terra non ne usufruiscano in concreto.

 

L'installazione e l'uso di una canna fumaria per un semplice camino domestico non risultano essere soggetti a permesso di costruire, né ad altri titoli autorizzatori

(06/05/2010)

 

TAR Campania - Napoli 01/08/2008 n 9709
Gli interventi inerenti all’ installazione di tettoie o di altre strutture che siano comunque apposte a parti di preesistenti edifici come strutture accessorie di protezione o di riparo di spazi liberi, cioè non compresi entro coperture volumetriche previste in un progetto assentito, possono ritenersi sottratti al regime della concessione edilizia (oggi permesso di costruire) soltanto ove la loro conformazione e le loro ridotte dimensioni rendono evidente e riconoscibile la loro finalità di arredo o di riparo e protezione (anche da agenti atmosferici) dell'immobile cui accedono.

Pertanto l'installazione e l'uso di una canna fumaria per un semplice camino domestico non risultano essere soggetti a permesso di costruire, né ad altri titoli autorizzatori.

 

 

Installazione da parte di un condomino di una canna fumaria in aderenza al muro condominiale della facciata dell'edificio

(24/02/2011)

Tribunale Milano Sezione 13 Civile, Sentenza del 21 ottobre 2010, n. 11941

 

La disciplina dell'uso delle cose comuni consentita all'assemblea che deliberi a maggioranza e non all'unanimità dei partecipanti è esclusivamente quella diretta ad assicurare a tutti i condomini il migliore godimento e la migliore utilizzazione della cosa, in conformità alle prescrizioni legali e convenzionali; non può comprendere anche provvedimenti che impediscano di usare della cosa secondo una delle sue possibili destinazioni. Costituisce innovazione (come tale sottoposta alle limitazioni dell'art. 1120 c.c.) non qualsiasi modificazione della cosa comune, ma solamente quella che alteri l'entità materiale del bene, operandone la trasformazione, ovvero che determini la modificazione della sua destinazione, nel senso del bene comune a cui l'opera si riferisce, in seguito alle opere innovative eseguite, presenti una diversa consistenza materiale, ovvero sia utilizzato per fini diversi da quelli anteriori all'esecuzione delle opere. Quando, invece, la modificazione della cosa comune non assuma tale rilievo, ma risponda allo scopo di un uso del bene più intenso e proficuo, si versa nell'ipotesi dell'art. 1102 c.c. che, pur dettato in tema di comunione in generale, è applicabile in materia di condominio degli edifici per il richiamo contenuto nell'art. 1139 c.c. Gli effetti dell'uso del bene comune devono essere valutati considerando che il singolo condomino può utilizzare la cosa comune non solo secondo la sua destinazione normale, ma anche in modo particolare e diverso da quello degli altri condomini, purché da ciò non derivi un cambiamento della destinazione del bene comune.
 
La naturale e principale funzione dei muri (che in caso di condominio sono una delle cose comuni ex art. 1117 cc.) non è soltanto quella di limitare i locali prospicienti di proprietà esclusiva, ma anche l'altra di consentire il miglior godimento della proprietà esclusiva anche mediante applicazione di una canna fumaria.
 
In mancanza di vincoli convenzionali, cioè accettati all'atto dell'acquisto o con patto modificativo di questo, l'assemblea condominiale, con delibera presa a maggioranza e non all'unanimità dei partecipanti, ha soltanto il potere di predeterminare le forme di disciplina dell'uso del muro, ma non può disporne la sottrazione all'uso e al godimento anche di uno solo dei condomini.
 
Nel caso in esame, in mancanza di prova dell'esistenza di vincoli convenzionali o accordi tra le parti deve ritenersi che il singolo possa disporre della cosa senza ledere l'uguale uso degli altri e quindi possa installare la canna fumaria sul muro perimetrale senza pregiudicare il diritto di pari uso degli altri partecipanti alla comunione.