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vengono trattati argomenti tecnici su problemi di edilizia con modelli di domande, schemi, tavole di riferimento alle normative vigenti; come fare per affrontare e risolvere facilmente anche problematiche complesse della propria casa o del proprio studio e attività professionale; vedi anche gli approfondimenti inseriti nel settore parliamo di..., dove puoi trovare argomenti simili e cerca nelle leggi ciò che interessa l'argomento: sostare un minuto in più in questo sito, ricco di centinaia di pagine, può risolverti un problema

  AbbainiAcquacoltura (impianti per)AmpliamentiAntenne radiofoniche
Aperture interne

Aree ludiche senza fini di lucro ed elementi di arredo delle arre pertinenziali degli edifici

  
 autorimesse e parcheggiautorizzazione ediliziacanne fumarie
RICHIESTA DI CERTIFICATO DI DESTINAZIONE URBANISTICA  Condono edilizio, la maggioranza ripropone l’emendamento

Abbaini

Se la loro apertura alteri uno degli elementi esterni del fabbricato e si risolva in un aumento degli spazi abitabili, il regime è quello del "permesso di costruire", e non può essere intesa come risanamento ed adeguamento igienico dell'edificio, nè, se aumenti la volumetria ad uso abitativo, può ritenersi soggetta alla disciplina delle pertinenze. Per gli interventi volti a rendere abitabili i piani sottotetto previsti da diverse leggi regionali (vedi sottotetti)


Acquacoltura (impianti per)

Per la definizione, si veda l'art. 1 L. 102/1992. La attività è considerata a tutti gli effetti  attività imprenditoriale agricola se i redditi che ne derivano sono prevalenti rispetto a quelli di altre attività economiche non agricole svolte dallo stesso soggetto, considerato imprenditore agricolo, ai sensi dell'art. 2135, cod. civ. (art. 2 l. 102/1992)

Per la realizzazione di strutture (bacini) con finalità sportive o ricreative, così come di grandi vasche per allevamento ittico, mediante escavazione del terreno, il regime è quello del "permesso di costruire", a meno che si tratti di vere e proprie valli per la pesca, per realizzare le quali è necessario il permesso per ristrutturazione urbanistica. La realizzazione di un grande impianto per l'acquacoltura necessita di "autorizzazione paesaggistica se possa comportare alterazione permanente dello stato dei luoghi per opere civili e, comunque, dell'assetto idrogeologico del territorio (art. 149 d.lgs. n. 42/2004). Per le attività di ittiturismo, l'art. 3 d.lgs. n. 226/2001, stabilisce che "alle opere ed alle strutture destinate all'ittiturismo si applicano le disposizioni di cui all'art. 19 c2 e 3 del T.U. Edilizia, nonchè l'art. 82 T.U., relativamente all'utilizzo di opere provvisionali per l'accessibilità ed il superamento delle barriere architettoniche.


Ampliamenti

Per ampliamento di manufatti edilizi, fuori terra o interrati, all'esterno della sagoma esistente, il regime è quello del permesso di costruire, a meno che non si tratti di opere precarie (vedi opere precarie) o di pertinenza


Antenne radiofoniche

L'installazione di un'antenna radiofonica (con posa in opera di una piattaforma in calcestruzzo di maghrebina boxe prefabbricata e di un traliccio con struttura in acciaio) è soggetta a regime del permesso e non è possibile avvalersi della semplificazione procedimentale prevista per l'installazione di impianti di telecomunicazione mobile dal decreto legislativo n. 259/2003 (vedi impianti di comunicazione e stazioni radio base)


Aperture interne

Fatte salve le prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali, e comunque nel rispetto delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell'attività edilizia e, in particolare, delle normi antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie, di quelle relative all'efficienza energetica nonché delle disposizioni contenute nel codice dei Beni Culturali e del paesaggio, sono eseguiti senza alcun titolo abilitativo.... gli interventi di manutenzione straordinaria ivi compresa l'apertura di porte interne sempre che non riguardino le parti strutturali dell'edificio, non comportino aumento del numero delle unità immobiliari e non implichino incremento dei parametri urbanistici. C'è però l'obbligo di comunicazione dell'inizio dei lavori con indicazione della ditta esecutrice ed allegazione di adeguata relazione tecnica. Il regime è quello della SCIA quando si configuri un intervento di ristrutturazione edilizia c.d. leggera.

Se, però, portino ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente e comportino aumento di unità immobiliari, modifiche del volume, della sagoma, dei prospetti o delle superfici, ovvero ..., limitatamente agli immobili compresi nelle zone omogenee A, comportino mutamenti della destinazione d'uso, ovvero quando incidano sulla statica dell'immobile, il regime è quello del permesso.


Aree ludiche senza fini di lucro ed elementi di arredo delle arre pertinenziali degli edifici

Fatte salve le descrizioni degli strumenti urbanistici comunali, e comunque nel rispetto delle altre normative del settore, aventi incidenza sulla disciplina dell'attività edilizia e in particolare delle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie, di quelle relative all'efficienza energetica nonché dalle disposizioni contenute nel codice dei Beni Culturali e del paesaggio, sono eseguiti senza alcun titolo abilitativo... le aree ludiche senza fine di lucro e gli elementi di arredo delle aree pertinenziali di edifici cè però obbligo di comunicazione dell'inizio lavori e, soltanto se previsto dalla Regione, quello di allegare adeguata relazione tecnica (art. 6 c1, 2, lett. e), e 6 lett b) T.U. Edilizia). Per gli immobili vincolati notando comunque che sui beni soggetti a tutela paesaggistica sono soggetti a p.s.a.p. a meno ché si tratti di beni vincolati ex articolo 136 comma 1 lett. a), b), e c), gli interventi sistematici nelle aree di pertinenza di edifici esistenti quali: pavimentazioni, accessi pedonali e carrabili di larghezza non superiore a 4 m., modellazioni del suolo, rampe o arredi fissi: D.P.R. n. 139/2010 All. 1, par. 3


 

COSTRUZIONE AUTORIMESSE E PARCHEGGI

Documentazione a corredo delle richieste di concessione edilizia per interventi di nuova costruzione con destinazione ad Autorimesse e Parcheggi (la presente scheda va opportunamente adattata alle situazioni territoriali)

DESTINAZIONE DI ZONA DI P.R.G.: A, B, C, D, F1, G1, L

  1. certificato urbanistico-edilizio integrato (di data non anteriore ad 1 anno, non necessario per varianti non essenziali ex L.R. n. 36/87) o certificazione urbanistico-edilizia giurata del progettista, da presentarsi nel caso in cui siano trascorsi 30 gg. dalla richiesta, redatta come da modulo predisposto dall’Ufficio;
  2. certificazione della conservatoria Registri Immobiliari o dichiarazione notarile attestante che il lotto da edificare non è asservito a precedenti costruzioni;
  3. 4 copie elaborati grafici di progetto, firmati dal richiedente, dal progettista e dal direttore dei lavori, contenenti le seguenti altre indicazioni: planimetria d’insieme, in scala 1:500, comprendente il piano quotato, con le indicazioni delle curve di livello della superficie del lotto, delle strade, della posizione, sagome e distacchi del fabbricato, delle eventuali costruzioni confinanti con i relativi distacchi, altezze ed eventuali alberature esistenti, con l’indicazione delle varie essenze e corredato di almeno 4 fotografie, prese da almeno 4 differenti punti di vista, in formato non inferiore a cm. 13 x 18, dello stato dei luoghi.
    Nel piano quotato devono essere chiaramente riportati i punti di vista numerati dai quali sono state riprese le fotografie allegate al progetto.
    • Planimetria, in scala 1:200, corredata da due o più profili significatici (ante e post operam) dell’andamento altimetrico dell’edificio rispetto al terreno, alle strade e agli edifici circostanti, nella quale risultino precisati la superficie coperta dell’edificio in tutti i corpi di fabbrica che lo compongono (quotati negli elementi più significatici quali: terrazze, pensiline, avancorpi, rientranze, ecc.) nonchè le quote altimetriche e rampe, terrazzamenti, scalinate, ecc., con particolare riferimento ai punti di emergenza del fabbricato.
    • Nella planimetria in scala 1:200 dovranno essere indicate le linee di sezione dei profili.
    • Tutte le quote altimetriche, sia relative al piano di campagna originario che a quelle della sistemazione del terreno post operam, devono essere riferite ad un determinato caposaldo immodificabile fino all’ultimazione dei lavori.
      Detta planimetria dovrà riportare la sistemazione degli spazi esterni indicando le recinzioni, le essenze arboree esistenti che si intende abbattere o mantenere e le nuove da porre a dimora e le eventuali superfici da destinare a parcheggio; dovrà essere altresì integrata da una tabella riassuntiva di tutti gli elementi geometrici del progetto (superficie del lotto, volume dell’edificio, superficie coperta totale e dei singoli piani, superficie dei parcheggi, ecc.).
    • Qualora il lotto sia interessato da opere inerenti infrastrutture primarie, da realizzare in attuazione di strumenti urbanistici esecutivi, a quota altimetrica diversa da quella attuale nei progetti edilizi dovranno essere espressamente indicate anche le opere necessarie ad assicurare l’esatta realizzazione delle predette opere pubbliche.
      Dovrà essere allegata anche apposita relazione tecnica nella quale risultino le caratteristiche tecnico-costruttive di tali opere e l’indicazione del loro costo di costruzione da assumere come base per la presentazione di garanzia fidejussoria.
    • Nelle piante dei vari piani, in scala 1:100, dovranno essere indicate le destinazioni d’uso con riferimento a quelle di cui all’art. 3 par. 2 delle N.T.A. di P.R.G., le quote planimetriche ed altimetriche del piano cantinato, del piano seminterrato con le quote altimetriche dei punti di emergenza del fabbricato dal terreno, del piano terreno rialzato, dei piani tipo, del piano attico (ove consentito), del piano di copertura e dovrà essere prevista l’indicazione di massima delle strutture portanti verticali.
      Le quote altimetriche devono essere riferite al caposaldo di cui sopra; in tutte le piante devono essere indicate le linee di sezione.
    • Nel caso di edifici modulari o costituiti da ripetizioni di cellule tipo, è consentita la presentazione di piante generali nel rapporto 1:200, corredata da piante delle singole cellule, ovvero da parti significative, a scala 1:100, degli edifici modulari.
    • Qualora si tratti di edificio aderente ad altro fabbricato che deve comunicare con l’opera progettata, le piante devono essere estese anche ai vani contigui dei piani comunicanti della costruzione esistente e recare le indicazioni delle destinazioni d’uso degli stessi.
    • Almeno due sezioni (trasversale e longitudinale) per ciascun corpo di fabbrica, in scala 1:100 (o in scala 1:200 nei casi di cui sopra), con le misure delle altezze nette dei singoli piani, dello spessore dei solai, degli sporti delle parti aggettanti, dei colmi delle parti al di sopra della linea di gronda e dell’altezza totale dell’edificio.
      In tali sezioni deve essere altresì indicato l’andamento del terreno (ante e post operam) lungo le sezioni stesse, fino ai confini ed alle eventuali strade.
    • Tutte le quote altimetriche, ivi comprese quelle relative al piano di campagna ante e post operam, devono essere riferite al caposaldo citato.
    • Tutti i prospetti dell’opera progettata, a semplice contorno nel rapporto 1:100 (o 1:200 nei casi sopra indicati), devono essere completi di riferimento alle altezze e ai distacchi degli edifici circostanti, alle quote del terreno e alle sue eventuali modifiche.
    • Nei prospetti deve essere rappresentata anche la situazione altimetrica dell’andamento del terreno di progetto.
    • Qualora l’edificio sia aderente ad altri fabbricati, i disegni dei prospetti devono comprendere anche quelli delle facciate aderenti.
    • I prospetti devono contenere tutti gli elementi architettonici dell’edificio, evidenziando, in particolare, le aperture e i relativi infissi, le zoccolature, gli spazi per insegne, le opere in ferro e le balaustre, le coperture, i pluviali in vista, i volumi tecnici, le canne da fumo, i comignoli, le scale antincendio e tutti quegli impianti che per la loro dimensione siano determinanti per la composizione architettonica dell’edificio.
    • Eventuali piante, sezioni e prospetti in scala adeguata di particolari architettonici di elementi caratteristici devono contenere, comunque, l’indicazione, alla stessa data, del tipo e del colore dei materiali impiegati e loro trattamento.
    • Sono richiesti particolari relativi a recinzioni, cancelli e sistemazione a terra.
  4. foglio catastale in originale con esatta indicazione del lotto mediante colorazione trasparente, firmato dal richiedente e dal progettista;
  5. relazione tecnica illustrativa contenente, tra l’altro, le caratteristiche costruttive e le modalità di esecuzione, con l’indicazione della destinazione d’uso generale dell’edificio;
  6. certificato attestante le opere di urbanizzazione primaria esistenti rilasciato dalla Circoscrizione competente per territorio necessaria per l’utilizzazione del lotto;
  7. atto di proprietà in copia conforme all'originale, con dimostrazione dell’epoca di frazionamento;
  8. formale delega del proprietario od atto equipollente (nel caso in cui non sia il proprietario ad avanzare l’istanza);
  9. copia autenticata di eventuali convenzioni tra confinanti;
  10. parere favorevole dell’Ufficio d’Igiene (escluso per gli impianti tecnologici che non prevedono scarichi inquinanti e per utilizzazioni che non prevedono la permanenza di persone);
  11. perizia giurata per il calcolo dei contributi concessori (redatta ai sensi delle Delibere di C.C. n. 2961 e n. 2966 del 30/5/78 e successive modifiche e integrazioni);
  12. documentazione Leggi 13/89, 104/92 e successive modifiche e integrazioni relative al superamento delle barriere architettoniche;
  13. documentazione secondo le disposizioni della Legge 46/90 e successive modifiche e integrazioni;
  14. modelli ISTAT e Comunali per la rilevazione statistica dell’attività edilizia;
  15. permessi ed autorizzazioni per gli edifici ed opere soggetti a leggi speciali e regolamenti statali, regionali, provinciali, comunali e pareri dell’U.S.P.R.G. e Ripartizione XIV (questi ultimi pareri nelle zone C, D ed F1 ed, in ogni caso, per lotti superiori a 5000 mq.);
  16. NN.OO. Enti preposti alla tutela dei vincoli indicati nel C.U.E.;
    documentazione attestante le modalità di smaltimento dei rifiuti provenienti dallo scavo e/o dalle demolizioni.


Autorizzazione Edilizia (ora la normativa è regolata dal DPR 380/2001)

Quali opere edilizie riguarda

E' necessario richiedere l'Autorizzazione Edilizia per:
  • manutenzione straordinaria nelle zone A del Piano Regolatore o su immobili vincolati in base alle Leggi n. 1089 e 1497 del 1939;
  • manutenzione ordinaria, solo per il caso di installazione d'impianti solari e di pompe di calore destinati unicamente alla produzione di aria ed acqua calda in edifici esistenti ricadenti nelle zone A del Piano Regolatore generale;
  • manutenzione ordinaria negli stabili vincolati in base alle Leggi n. 1089 e 1497 del 1939;
  • opere temporanee per attività di ricerca nel sottosuolo che abbiano carattere geognostico o siano eseguite in aree esterne al centro edificato;
  • occupazione di suolo mediante deposito di materiale od esposizione di merci a cielo aperto, esclusa ogni attività commerciale;
  • demolizioini, rinterri e scavi, che non riguardino la coltivazione di cave e torbiere;
  • cambi di destinazione d'uso, con o senza opere, nell'ambito della stessa categoria.

Dove andare

La domanda di autorizzazione edilizia si presenta alla circoscrizione (all'Ufficio Tecnico nei piccoli Comuni).

E' invece necessario presentare la domanda presso l' Ufficio Concessioni Edilizie - Viale della Civiltà del Lavoro 10- (solo per Roma) per:

  • interventi ricadenti in zone A, B/1, G/1 del Piano Regolatore;
  • interventi su immobili vincolati in base alle Leggi n.1497 e 1089 del 1939;
  • interventi su edifici che riguardino la realizzazione di nuovi impianti in base alla
    Legge n. 308 del 1982.

Cosa presentare

Per richiedere l'autorizzazione edilizia occorre presentare:
  • Domanda in carta bollata, sottoscritta dal proprietario o da chi ne ha titolo, dal progettista e dal direttore dei lavori, nella quale devono essere chiaramente indicati:
    - il domicilio del richiedente;
    - il Codice Fiscale sia del richiedente che del progettista e del direttore dei lavori. Questi ultimi dovranno anche indicare il numero di iscrizione all'Albo professionale di appartenenza e il domicilio;
    - elenco descrittivo dei lavori da eseguire;
    - elenco degli elaborati o documenti allegati, che dovranno corrispondere a quelli appresso indicati. Nel caso in cui il progettista e il direttore dei lavori ritengano che, nel caso specifico, uno o più degli allegati prescritti non sia necessario (dato il tipo di lavori da eseguire o le caratteristiche dell'edificio interessato) dovrà essere fatta apposita e motivata dichiarazione in calce alla domanda stessa.
  • Atto di proprietà.
  • Foglio di stralcio catastale con l'indicazione del numero del foglio e della particella.
  • Stralcio di eventuale piano attuativo esistente.
  • Progetto in quattro copie cianografiche, in scala opportuna, sottoscritto dal proprietario o da chi ne ha titolo, dal progettista e dal direttore dei lavori i quali apporranno, oltre alla firma, anche il timbro dell'Albo professionale di appartenenza.
    Sul progetto dovranno essere riportati:
    a) planimetria ubicativa in scala si cui dovrà essere chiaramente indicato l'immobile sul
    quale si effettuerà l'intervento;
    b) rilievo quotato dell'edificio o della parte di esso oggetto dell'intervento, in scala non inferiore al rapporto di 1:100 (ante operam);
    c) indicazione di tutti gli interventi richiesti, evidenziando le demolizioni dalle ricostruzioni o costruzioni. Le parti dell'immobile sulle quali si intende intervenire dovranno essere rappresentatecon apposita grafia sia in pianta che in sezione e prospetto se interessati; apposita legenda illustrerà le indicazioni grafiche (interventi);
    d) rappresentazione grafica del progetto che illustri lo stato finale dell'opera, a demolizioni e ricostruzioni avvenute, nella quale siano descritte, ambiente per ambiente, le destinazioni d'uso previste (post operam).
    e) indicazione, ambiente per ambiente, delle destinazioni d'uso esistenti, allegando in singola copia le certificazioni atte a dimostrare la regolarità urbanistico/edilizia dell'edificio e della destinazione d'uso (certificato di abitabilità o licenza edilizia, ecc.);
    f) perizia giurata di legittimità delle preesistenze, riferimenti a licenze, concessioni, eventuale abitabilità (eventuale licenza).
  • Fotografia a colori dell'edificio, o della parte di esso, oggetto dell'intervento, di formato non inferiore a cm. 10 x 15.
  • Relazione tecnica dettagliata nella quale devono essere indicate le modalità ed i materiali con cui si intende intervenire.
  • Relazione storica sull'edificio qualora ricada in zona "A" del Piano Regolatore.
  • Documentazione relativa al contenimento del consumo energetico per usi termici, qualora gli interventi assumano la consistenza di quelli indicati nell'art. 1 del D.P.R. n. 1052 del 28/6/1977.
  • Parere preventivo espresso dalla Sovrintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici del Lazio per gli interventi su aree soggette a vincolo, ai sensi delle Leggi n. 1089 e 1497 del 1939, e/o paesaggistico e parere preventivo della Sovrintendenza Archeologica di Roma qualora sia interessato il sottosuolo (fondazioni, sterri, intercapedini, reti fognanti, ecc.) e/o parere preventivo della Regione Lazio (nelle altre regioni occorre il parere della locale Sovrintendenza se esiste il vincolo).
  • Nulla osta del Piano Regolatore per interventi in zone vincolate dal Piano Regolatore ad aree pubbliche.
  • Nulla osta scritto in copia originale dal condominio dello stabile o dal proprietario dell'immobile (qualora l'intervento interessi parti comuni).
  • Campionature dei colori ante e post operam (in formato minimo di cm. 5 x 5) per le tinteggiature esterne degli edifici.

Norme di riferimento

Leggi n. 1089 e 1497 dell' 1.6.1939
Legge n. 457 del 5.8.1978
Legge n. 94 del 25.3.1982
Legge 662 del 1996


Canne fumarie

Per il corretto dimensionamento di una canna fumaria (sezione, forma, lunghezza, ecc.) occorre fare riferimento alle norme UNI 7129, UNI 9615, UNI 10640 e UNI 10641 nonché la legge 615/66.
Per la corretta interpretazione delle norme occorre consultare un tecnico del settore a cui affidare eventualmente la progettazione della canna fumaria. Si tratta di un passo fondamentale perché dal corretto progetto della canna fumaria dipende il buon funzionamento del camino e quindi anche un buon tiraggio. La canna fumaria o camino ha il compito di condurre i fumi della combustione al di fuori dell'edificio. La sua corretta progettazione è importante ai fini del buon funzionamento del caminetto o della stufa.

I parametri più importanti sono l'altezza, la sezione, il materiale e la forma.

L'altezza. E' la misura della distanza tra l'innesto della cappa e la base del comignolo, essa determina la sezione interna della canna fumaria che è inversamente proporzionale all'altezza. Ciò vuol dire che più la canna fumaria è lunga, minore potrà essere la sua sezione. Viceversa una canna fumaria corta ha bisogno di una sezione più grande. Inoltre ai fini del tiraggio, più la canna fumaria è lunga, meglio è.

La sezione. E' la superficie interna della canna sezionata orizzontalmente, si misura moltiplicando i due lati tra di loro per le canne rettangolari o quadrate, mentre per le canne circolari si usa la formula: R*R*3,14 dove R è il raggio o metà del diametro e la si esprime in centimetri quadrati. L'altezza della canna fumaria determina la sua sezione che a sua volta varia a seconda delle dimensioni del focolare. Se si scelgono caminetti prefabbricati il calcolo della sezione in funzione dell'altezza della canna dovrebbe essere stato fatto da chi ha progettato il caminetto. Invece per i caminetti costruiti artigianalmente occorre fare riferimento al progetto del tecnico fumista. Di seguito riportiamo una tabella che può dare indicazioni di massima.

Il materiale. Le canne possono essere fatte in conglomerato cementizio, acciaio inox, ghisa, fibrocemento. Le canne fatte in acciaio inox, a nostro avviso, sono le migliori perché avendo le pareti lisce, il fumo sale meglio e la fuliggine si attacca più difficilmente. E' molto importante che la canna fumaria sia termicamente coibentata per evitare eccessive dispersioni di calore che potrebbero rallentare drasticamente la risalita dei fumi compromettendo il tiraggio.

La forma. La forma può essere quadrata, rettangolare o circolare. A nostro avviso la forma circolare è la migliore perché il fumo salendo a colonna riesce a lambire tutta la superficie interna della canna, riscaldandola uniformente con notevoli vantaggi per il tiraggio.

La posa in opera. E' bene che avvenga verticalmente, purtroppo non è sempre possibile soddisfare questo requisito, per cui ove si renda necessario un cambio di percorso si consiglia che sia il più dolce possibile, senza strozzature, mantenendo l'angolazione entro 30 gradi o al massimo, nei casi limite, 45 gradi. Occorre inoltre fare attenzione nell'unire i vari pezzi che formano la canna fumaria e sigillarli bene per evitare dispersioni di fumo. Come materiale sigillante di solito viene usato cemento refrattario per le canne in conglomerato cementizio o fibrocemento, mentre si usa della malta o mastice per caldaie nel caso di canne in metallo. Per la coibentazione della canna si può usare la lana di roccia oppure creare una intercapedine da riempire con argilla espansa. Occorre inoltre prevedere uno sportello di ispezione e di manutenzione a chiusura ermetica in modo da rendere accessibile l'interno della canna fumaria per la pulizia.

Tabella indicativa della sezione in cm2 della canna fumaria in funzione della altezza, altitudine, consumo:

 
Altitudine del camino (s.l.m.)
Consumo legna: 4 kg/h
Consumo legna: 8 kg/h
Altezza della canna fumaria
Altezza della canna fumaria
4 m
8 m
12 m
4 m
8 m
12 m
100 m
450 (1.)
400
350
700
600
550
750 m
550
500
450
900
850
750
1.500 m
650
600
550
1.150
1.100
900
2.250 m
800
700
650
1.600
1.200
1.100
  1. Sezioni della canna fumaria in centimetri quadrati.
    (s.l.m.) sul livello del mare.

La formula che si applica per calcolare la sezione del camino riportata nella legge 615/66è: Calcolo della sezione del camino in funzione potenza e dell'altezza della canna fumaria , si tratta di una formula semplificata e approssimata che vale per camini con temperatura dei fumi di almeno 300°C, dove:

  • S è la sezione del camino in centimetri quadrati
  • K è una costante di proprorzionalità
  • P è la potenza del focolare in Kcal/h
  • h è l'altezza in metri del camino

Il valore di S va poi corretto in funzione dell'altitudine sul livello del mare e delle perdite di carico. Si osserva comunque che maggiore è il valore di h, più piccola potrà essere la sezione del camino a parità di potenza P.


Condono edilizio, la maggioranza ripropone l’emendamento

Dubbi sul termine per la presentazione delle istanze di sanatoria, dure proteste da parte dell’opposizione

Il condono edilizio torna ad aprirsi un varco nel “Milleproroghe”. Dopo la bocciatura dell’emendamento in Senato, gli stessi firmatari avrebbero riproposto la riapertura dei termini per la sanatoria degli abusi commessi fino al 31 marzo 2003.
Condono edilizio, la maggioranza ripropone l’emendamento


Secondo anteprime di stampa, il nuovo testo ha già suscitato le proteste dell’opposizione. I senatori del Pd Francesco Ferrante e Roberto Della Seta hanno infatti accusato la maggioranza di aver riproposto gli stessi contenuti arricchendoli col concetto di sostegno alle famiglie.

Ed è giallo anche sul termine per la presentazione delle domande di condono, che per Antonio Cianciullo sarebbe slittato al 31 dicembre 2014. Secondo il giornalista e blogger di Repubblica, potrebbe trattarsi di un errore o della volontà di concedere più tempo per sanare gli abusi commessi, come assicura la maggioranza, a scopo di necessità e non a fini speculativi.

Il senatore PdL Carlo Sarro ha infatti replicato che è improprio parlare di condono e illegalità, quando invece sarebbe necessario mettere ordine nel settore edile, caratterizzato da ripetute negligenze e inadempienze.

Ricordiamo che l’emendamento, presentato durante l’iter per la conversione in legge del DL “Milleproroghe” e successivamente respinto dalle Commissioni Affari Costituzionali e Bilancio del Senato, si componeva di due parti.

Con l’approvazione della prima, sarebbe diventato possibile modificare la Legge 326/2003, ammettendo nel 2011 la sanatoria delle opere edilizie realizzate entro il 31 marzo 2003 in aree tutelate dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, D.lgs. 42/2004. Il condono avrebbe inoltre ammesso anche i soggetti che si erano precedentemente visti rigettare l’istanza di regolarizzazione. Per questo motivo l’emendamento aveva previsto la sospensione dei procedimenti sanzionatori di natura penale e amministrativa, anche se già avviati o riferiti a sentenze passate in giudicato.

Con la seconda parte, in Campania sarebbero state sospese fino al 31 dicembre 2011 le demolizioni degli immobili realizzati in violazione dei vincoli paesaggistici a fini non speculativi e utilizzati come prima abitazione da soggetti sforniti di un altro alloggio.


RICHIESTA DI CERTIFICATO DI DESTINAZIONE URBANISTICA 

(Facsimile di domanda in Pdf)

 

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Aggiornato il: 06/03/2012