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Storia e turismo

Il confine naturale del fiume, ha protetto sempre in passato la città (m 118, ab. 53772) che è circondata anche da numerose distese di uliveti. Delle origini romane e peucete non ci è pervenuto molto, sappiamo solo che c'è stata una rinascita della città circa nel 1000 quando dei gruppi di persone si insediarono nel territorio per scampare alle scorrerie saracene, costruendo delle mura difensive. Gli angioini si sono sempre preoccupati dell'economia della città, mentre gli aragonesi hanno suddiviso, durante il periodo feudale, il territori per famiglie. Solo nel XVIII secolo, sotto il potere dei Borbone, vengono distrutti edifici di culto, palazzi, così che nascesse una nuova classe sociale, la borghesia agraria, che si interessava solo all'economia di tipo agricolo. Il nucleo storico, non ha subito cambiamenti, questo ce lo dimostrano le piccole stradine, i vicoli, gli edifici religiosi, le residenze nobiliari e quelle popolari.

Posizione

Il territorio comunale si sviluppa, nel cuore della Puglia centrale, in senso Nord-Est Sud-Ovest, dall’azzurro dell’adriatico, dall’ antico suo emporio marittimo di Sant Spirito, sino alle balze dell’Alta Murgia carsica con altezza massima di m 491 s.l.m..Tracciata da solchi carsici, ricchi di aggrottamenti, di flora e fauna, Bitonto appare come una bianca isola sul mare degli olivi penduli dai quali si estrae il famoso olio extra vergine "cima di Bitonto".L’abitato è costituito da un Centro Antico, serrato da vetusta mura, scandito da torri e porte, attestato sugli spalti del vallone del torrente Tiflis, verso Sud, da un borgo ottocentesco a schema radiale, da un modernissimo sviluppo con direttrice Est-Nord-Ovest, verso Giovinazzo, Santo Spirito, Palese e Bari.
E’ nella città che da secoli gli uomini del bacino del Mediterraneo sono abituati a stabilirsi e a risiedere.
Ma che cos’è una città? La risposta è solo apparentemente facile. In realtà, l’immagine ed il concetto di città, in rapporto alle diverse età della storia, implicano una combinazione di criterio spazio-temporali diversi. La città e la sua civiltà – è bene ricordarlo – ebbero inizio in Europa nel II millennio a.C.

La flessibilità e variabilità del concetto di città rendono opportuno limitare l’attenzione ad un area ristretta: alla città di Bitonto, alla sua inconfondibile individualità che è propria di ogni città. Certo, pur se geograficamente limitata, l’indagine comporta difficoltà non trascurabili soprattutto quando deve necessariamente fare riferimento ad epoche lontane dalla storia. Durante le quali anche la morfologia del territorio era diversa da quella attuale.
Ma all’intelligenza dell’uomo non c’è limite. Bastano poche tracce, un dolmen o un menhir, sparse sul territorio, per ricostruire anche con l’aiuto della fantasia – il cui volo deve essere comunque sempre ripreso e dominato - brandelli di civiltà lontane.

E se il balbettio frammentario del tempo ci ha portato le tracce della primordiale civiltà fatta di caverne e di letti di fiume asciutti come quello del Tiflis – forse navigabile tre millenni addietro - i silenzi del tempo sono un Pò più loquaci se riferiti all’età greco-romana e della sua civiltà. Pur se frammentarie sono le testimonianze, queste, tuttavia, costituiscono un puzzle millenario capace di offrire un’immagine e un concetto, se pur imperfetti, del grado di civiltà a Bitonto nell’età greco – romana. E vogliamo riferirci in particolare alla scoperta di quella suppellettile funeraria, di arnesi e armi, tutti di età preclassica e classica che dilettano, in altri musei l’occhio del visitatore; ad avanzi di costruzione greco-romane nel centro antico, a quelle colonne che sostenevano il tempio dedicato a Minerva e che ora
sostengono la volta della cripta della cattedrale; a quei diversi tipi di moneta di età greco-romana che testimoniano il grado di civiltà raggiunto da Bitonto in quei tempi.
E se con le invasioni barbariche dei primi secoli dall’età cristiana cala il crepuscolo sulla civiltà delle città; se il Sud della penisola diventa un vero e proprio cimitero di città, Bitonto riesce a sopravvivere anche se dissanguata dalle varie dominazioni di Goti, Franchi, Longobardi, Bizantini, Saraceni.
Non solo sopravvive ma si consolida nelle istituzioni ecclesiastiche sotto le ali dei primi vescovi. Pian piano esce dal sonno e comincia ad esercitare un ruolo importante nell’attività agricola ( già dal V secolo era iniziata l’opera di trasformazione mediante l’impianto su vasta scala di oliveti che stimolò la produzione olearia e quella commerciale). Siamo alle soglie del Medioevo. E pur consapevoli della problematicità di questa espressione e di qualsiasi periodizzazione, riesce forse più facile, per questa età, rispondere alla domanda " che cos’è una città? "

 Cinte di mura, torri e campanili. Chiese e cattedrali e poi il vescovo, le leggi e i mercanti. E non solo. E’ nel Medioevo che comincia a farsi strada l’uomo con tutto il bagaglio delle sue esigenze sociali, economiche, politiche, religiose. Soprattutto religiose. E la nostra bella cattedrale non è altro che l’espressione più alta e più bella di quelle esigenze che l’uomo porta dentro, da sempre. E’ un ode di ringraziamento a Dio come lo sono quelle altre tante chiese che, nel centro storico, fanno da ancelle alla chiesa madre.
E’ nel Medioevo che l’uomo scopre la città. E’ nel Medioevo che l’uomo scopre Dio.
E’ nel Medioevo che l’uomo scopre l’uomo.
(Testo di: Felice Moretti)