Crea sito

 

Vetrina

Home Su Vetrina L'esperto risponde Editorilale Raccolta sentenze

In vetrina
Articolo 183: visibilità dell`agente accertatore

Autorizzazione prefettizia per accertamento della velocità ex Legge 168/2002

Modalità di pagamento della sanzione amministrativa.
Contestazione immediata e segnalazione delle postazioni di controllo.

Ko l`autovelox dentro l`auto-civetta

Pagamento delle sanzioni in misura ridotta direttamente presso lo sportello cassa dell'ufficio da cui dipende l'agente accertatore (V.s. nota prot. n. 0029272 del 15.07.2008)

Vicenza. Chiesta l`archiviazione per le multe con i semafori spia (14/01/2009)Mola di Bari: multe per chi sporca per terraAssicurazione obbligatoria solo su area pubblica
Limitazioni al trafficoStrada privata

L’indisponibilità delle aree riservate non esonera dal corrispettivo nelle zone a pagamento Anche i disabili pagano la sosta nelle strisce blu

Applicazione delle modifiche all'articolo 115 del codice della strada  

 

 

Articolo 183: visibilità dell`agente accertatore

Circolare Ministero delle infrastrutture e dei trasporti 20/10/2008 prot.83434

Richiesta di chiarimenti circa l'art. 43 del Codice e l'art. 183 del Regolamento. Rif. nota priva di data, pervenuta il 16.09.2008

Con riferimento alla richiesta di chiarimenti avanzata con la nota in riscontro, si comunica quanto segue.

Non sussiste alcun obbligo di segnalare la presenza su strada degli organi di polizia stradale.

L’impiego del segnale distintivo, di cui all’art. 24 cc. 1 e 3 del Regolamento, è obbligatorio solo quando il personale operativo non indossa l’uniforme; diversamente, ai sensi del medesimo art. 24 c. 4, l’ALT può essere intimato anche con segnale manuale, acustico o luminoso.

L’impiego degli indumenti di cui all’art. 43 c. 6 del Nuovo Codice della Strada (DLs n. 285/1992), e all’art. 183 del connesso Regolamento di Esecuzione ed Attuazione (DPR n. 495/1992), ha l’unico scopo di migliorare la visibilità del personale operativo nelle ore notturne e in ogni altra condizione di scarsa visibilità, per evidenti motivi di sicurezza.

Le postazioni di controllo della velocità sulla rete stradale devono invece essere chiaramente visibili e segnalate, ai sensi dell’art. 3 c. 1 lett. b) del DL n.117/2007, come convertito con L n. 160/2007, e secondo le modalità di cui al Decreto 15.08.2007 del Ministro dei Trasporti di concerto con il Ministro dell’Interno.

Si resta a disposizione per ogni eventuale ulteriore chiarimento.

Autorizzazione prefettizia per accertamento della velocità ex Legge 168/2002

Dipartimento per i Trasporti Terrestri e il Trasporto Intermodale

Direzione Generale per la Sicurezza Stradale

Prot. 75753 del 23 settembre 2008

Oggetto: autorizzazione prefettizia per accertamento remoto della velocità a mezzo autovelox ex Legge 168/2002.

Con riferimento alla nota in oggetto si chiarisce che solo per accertamenti di cui alla lettere f), del comma 1 bis dell’art. 201 del Codice della Strada, è necessario il preventivo decreto prefettizio di individuazione della strada o tratto di strada di tipo C o D, in quanto è previsto l’impiego di apparecchiature e funzionamento automatico senza la presenza dell’organo di polizia stradale.

Per gli accertamenti di cui alla lettera e) dello stesso comma non occorre alcun provvedimento in quanto l’attività è svolta direttamente dell’organo di polizia stradale che gestisce sul posto le apparecchiature di rilevamento, su qualsiasi tipo di strada.

Per entrambe le modalità non vi è obbligo di contestazione immediata.

La norma del richiamato articolo 4 del D.L. 121/2002 e seguenti modifiche, disciplina l’attività di controllo a distanza del traffico finalizzata all’accertamento degli illeciti di cui agli artt. 142 e 148 e176 C.d.S., cioè l0installazione e l0impiego di dispositivi che siano in grado di rilevare, anche in modo automatico, le violazioni senza la presenza o l'intervento contestuale dell’operatore preposto al controllo, che effettua una costante attività di monitoraggio del traffico a distanza, di accertare l’illecito in un luogo diverso da quello in cui esso si sviluppa e nel momento in cui si compie.

Occorre precisare, tuttavia, che la disposizione dell’articolo 4 non sostituisce le norme generali del codice della strada in materia di accertamento degli illeciti; piuttosto, le integra prevedendo una procedura speciale per l’attività di controllo e di accertamento delle violazioni realizzato senza il diretto intervento di un operatore di polizia stradale, ed introducendo un’espressa eccezione al principio della contestazione immediata di cui all’art. 200 C.d.S., quando l’accertamento avviene su strade ed in situazioni in cui la contestazione immediata, per motivi oggettivi, è comunque impossibile, molto difficoltosa ovvero pericolosa per il personale operante o per gli utenti della strada. Per questa ragione, fuori dei casi descritti dalla norma, è possibile continuare ad utilizzare sistemi di misurazione della velocità ovvero di rilevamento o di documentazione degli illeciti avendo riguardo alla disciplina generale del codice della strada. Pertanto, a prescindere dalla tipologia delle strade, l’esercizio dei dispositivi finalizzati al rilevamento delle infrazioni di cui all’art. 142 non richiede l’autorizzazione prefettizia qualora l’accertamento si svolga con la presenza in loco degli organi di polizia stradale.

IL DIRETTORE GENERALE

(Dott. Ing. Sergio Dondolini)

 

Modalità di pagamento della sanzione amministrativa.

Parere Ministero delle infrastrutture e dei trasporti 01/10/2008 prot.77929

Pagamento delle sanzioni in misura ridotta direttamente presso lo sportello cassa dell'ufficio da cui dipende l'agente accertatore (V.s. nota prot. n. 0029272 del 15.07.2008)

Con riferimento alla nota in oggetto, si puntualizza quanto segue.

L’art. 202, comma 2, del Codice della strada cita “Il trasgressore può corrispondere la somma dovuta presso l'ufficio dal quale dipende l'agente accertatore oppure a mezzo di versamento in conto corrente postale oppure, se l'amministrazione lo prevede, a mezzo di conto corrente bancario. Omissis “. L’art. 387, comma 1, del D.P.R. 495/1992 ( Regolamento di esecuzione e attuazione al Codice della strada ) prevede che “ Per ogni pagamento in misura ridotta effettuato nel termine, viene compilata e rilasciata apposita quietanza dall'organo al quale è effettuato. Per i pagamenti effettuati a mezzo posta o banca, valgono le ricevute dei rispettivi versamenti”.

Anche dalla sola interpretazione letterale della normativa in esame, appare chiaro come il Legislatore abbia individuato diverse alternative da adottare circa la procedura e la modalità di pagamento delle sanzioni amministrative in materia di circolazione stradale, non fissando, tra l’altro alcun ordine di preferenza tra le varie ipotesi richiamate dalla medesima norma.

Semmai, il Legislatore, ha voluto escludere esplicitamente qualsiasi altra procedura di pagamento non contemplata dall’articolo citato.

Pertanto, in merito ai contenuti della normativa – attualmente vigente – sopra citata, si evince come sia possibile procedere al pagamento dell’infrazione direttamente anche presso l’organo accertatore, che a sua volta ha l’obbligo di rilasciare apposita quietanza del medesimo pagamento.

E’ evidente, peraltro, che è attribuita agli Enti locali la discrezionalità sulla scelta della procedura di pagamento da adottare, sulla base della propria realtà locale ed in virtù di quelle esigenze organizzative legate alla migliore funzionalità del servizio nonché al miglioramento dell’efficienza gestionale e dell’economia di spesa, sempre e comunque in conformità alle disposizioni dettate dalla normativa vigente.

Contestazione immediata e segnalazione delle postazioni di controllo.

Circolare Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti 1/10/2008 prot.77948

Installazione illecita autovelox. Rif. nota del 09.08.2008

Tra questi sono ricompresi quelli relativi all’accertamento della violazione dei limiti di velocità, eseguito con gli strumenti di cui al medesimo art. 201 c. 1-bis, lettere e) e f), e cioè:

e) accertamento della violazione per mezzo di appositi apparecchi di rilevamento direttamente gestiti dagli organi di Polizia stradale e nella loro disponibilità che consentono la determinazione dell’illecito in tempo successivo poiché il veicolo oggetto del rilievo è a distanza dal posto di accertamento o comunque nell’impossibilità di essere fermato in tempo utile o nei modi regolamentari;

f) accertamento effettuato con i dispositivi di cui all’articolo 4 del Decreto-Legge 20 giugno 2002, n. 121, convertito, con modificazioni, dalla Legge 10 agosto 2002, n. 168, e successive modificazioni.

Al riguardo si osserva che i dispositivi e mezzi tecnici finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni, di cui all’art. 4 del citato DL n. 121/2002, qualora presidiati dagli organi di polizia stradale, possono essere utilizzati su qualsiasi tipo di strada.

Ciò premesso, è evidente che la richiesta di che trattasi, relativa alla contestazione immediata della violazione, non può trovare accoglimento.

Per quanto riguarda la segnalazione delle postazioni di controllo, essa è obbligatoria ai sensi dell’art. 3 c. 1 lett. b) del Decreto-Legge 3 agosto 2007 n. 117, come convertito con Legge 2 ottobre 2007 n. 160, e deve essere realizzata con le modalità previste dal Decreto del Ministro dei Trasporti di concerto con il Ministro dell’Interno, 15 agosto 2007.

Si rammenta infine che avverso i verbali di contestazione può essere proposto ricorso, nelle forme e con le modalità di cui agli artt. 203, 204, 204-bis e 205 del Codice.

Si resta a disposizione per ogni eventuale ulteriore chiarimento.

Ko l`autovelox dentro l`auto-civetta

Polizia municipale e circolazione stradale - ITALIA OGGI

Il ministero dei trasporti boccia una prassi molto in uso. Ed è inutile segnalare le postazioni

Ko l'autovelox dentro l'auto-civetta

Annullabili le multe irrogate grazie a veicoli senza insegne

L'organo di polizia che utilizza un veicolo senza insegne per occultare l'autovelox rischia l'annullamento delle multe accertate anche se la postazione è stata debitamente segnalata. In ogni caso per effettuare i controlli elettronici della velocità con presidio di agenti non è necessaria l'autorizzazione prefettizia che è invece richiesta in caso di accertamento automatico senza operatori. Lo ha chiarito il ministero dei trasporti, rispettivamente con i pareri nn. 75730 e 75753 del 25 settembre 2008. Un comune ha richiesto chiarimenti sulla legittimità dell'espletamento del servizio autovelox con impiego di un veicolo senza insegne di polizia debitamente segnalato agli utenti con i cartelli richiesti dalla legge. Questa pratica non appare conforme alle previsioni normative. Specifica infatti il ministero, con il primo parere, che tale attività di accertamento potrà essere ritenuta illegittima in sede di ricorso per la limitata percezione visiva della postazione di controllo che limiterebbe la piena visibilità richiesta dalla legge 160/2007 di conversione del decreto legge Bianchi. Sempre in merito all'utilizzo dei sistemi elettronici per il controllo della velocità dei veicoli, un altro parere è stato richiesto circa l'autorizzazione prefettizia che legittima l'impiego degli autovelox su alcune strade senza contestazione.

I controllori elettronici della velocità possono essere utilizzati in modo automatico esclusivamente sui tipi di strada ove tale modalità di accertamento è consentita. In pratica la legge 168/2002 ammette l'uso degli autovelox, senza obbligo di fermo del veicolo e di contestazione, solo su certe strade. In particolare, nelle strade extraurbane secondarie e urbane di scorrimento occorre una specifica autorizzazione del prefetto. Ma questa licenza richiede una attenta valutazione delle caratteristiche stradali e del traffico. Letteralmente, ai sensi dell'articolo 4 del dl 20 giugno 2002, n. 121, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° agosto 2002, n. 168, il prefetto conserva la competenza all'individuazione dei tratti di strada sui quali, utilizzando le apposite apparecchiature, si può procedere ad accertamenti senza obbligo di contestazione immediata. Ma questa autorizzazione non è necessaria per i normali controlli con fermo dei veicoli, svolti direttamente dalla polizia stradale, su qualsiasi tipo di strada.

Stefano Manzelli

Parere Ministero delle infrastrutture e dei trasporti 01/10/2008 prot.77929

Pagamento delle sanzioni in misura ridotta direttamente presso lo sportello cassa dell'ufficio da cui dipende l'agente accertatore (V.s. nota prot. n. 0029272 del 15.07.2008)

Con riferimento alla nota in oggetto, si puntualizza quanto segue.

L’art. 202, comma 2, del Codice della strada cita “Il trasgressore può corrispondere la somma dovuta presso l'ufficio dal quale dipende l'agente accertatore oppure a mezzo di versamento in conto corrente postale oppure, se l'amministrazione lo prevede, a mezzo di conto corrente bancario. Omissis “. L’art. 387, comma 1, del D.P.R. 495/1992 ( Regolamento di esecuzione e attuazione al Codice della strada ) prevede che “ Per ogni pagamento in misura ridotta effettuato nel termine, viene compilata e rilasciata apposita quietanza dall'organo al quale è effettuato. Per i pagamenti effettuati a mezzo posta o banca, valgono le ricevute dei rispettivi versamenti”.

Anche dalla sola interpretazione letterale della normativa in esame, appare chiaro come il Legislatore abbia individuato diverse alternative da adottare circa la procedura e la modalità di pagamento delle sanzioni amministrative in materia di circolazione stradale, non fissando, tra l’altro alcun ordine di preferenza tra le varie ipotesi richiamate dalla medesima norma.

Semmai, il Legislatore, ha voluto escludere esplicitamente qualsiasi altra procedura di pagamento non contemplata dall’articolo citato.

Pertanto, in merito ai contenuti della normativa – attualmente vigente – sopra citata, si evince come sia possibile procedere al pagamento dell’infrazione direttamente anche presso l’organo accertatore, che a sua volta ha l’obbligo di rilasciare apposita quietanza del medesimo pagamento.

E’ evidente, peraltro, che è attribuita agli Enti locali la discrezionalità sulla scelta della procedura di pagamento da adottare, sulla base della propria realtà locale ed in virtù di quelle esigenze organizzative legate alla migliore funzionalità del servizio nonché al miglioramento dell’efficienza gestionale e dell’economia di spesa, sempre e comunque in conformità alle disposizioni dettate dalla normativa vigente.

Vicenza. Chiesta l`archiviazione per le multe con i semafori spia (14/01/2009)
Si chiude la vicenda giudiziaria dei T-Red di Altavilla: il Pubblico Ministero Paolo Pecori ha chiesto l'archiviazione dell'inchiesta che avrebbe dovuto vagliare eventuali responsabilità penali per le multe «raccolte» dai semafori regolati dai T-Red. Quelle multe da 146 euro considerate illecite dagli automobilisti che le hanno ricevute.

Malgrado il giudice di pace abbia ormai annullato oltre settemila contravvenzioni, la vicenda non presenta ad avviso del magistrato profili di responsabilità penale.

In particolare la richiesta di archiviazione, ora all'esame del gip, si basa su tre aspetti. Il primo riguarda il tempo del giallo: le indagini hanno stabilito che un tempo medio di durata del giallo fissato su 4 secondi sarebbe congruo a quel tipo di strada e alla velocità media dei veicoli in quell'incrocio. È stato poi passato al setaccio l'iter amministrativo che ha portato l'amministrazione comunale a stipulare il contratto con la ditta Ci.Ti.Esse per l'installazione delle telecamere e il loro utilizzo e anche in questo caso non sarebbero emerse irregolarità da codice penale. Stesso discorso per la multa recapitata ad un cittadino con la foto di una vettura diversa dalla sua: per il pm un mero errore materiale.

Mola di Bari: multe per chi sporca per terra

Chi sporca, paga. Sono in arrivo multe salate per i cittadini che imbrattano le strade della città e deturpano coi rifiuti il patrimonio comune. Il primo a farne le spese è stato un automobilista sulla quarantina. Sanzionato dalla pattuglia dei vigili urbani per aver parcheggiato in pieno centro abitato in un’area vietata alla sosta, l’uomo ha contestato la contravvenzione agli agenti, stracciando in loro presenza il verbale. Oltre ad aver subito la sanzione (36 euro) per il parcheggio in divieto di sosta, l’automobilista è stato multato (50 euro) per aver violato l’articolo 1 del regolamento della polizia municipale sul decoro urbano: con il verbale strappato ha infatti imbrattato il suolo pubblico. «Gettare cartacce in strada - spiega il comandante della polizia municipale di Mola, il maggiore Fran - cesco Berlingerio, intervenuto nella tradizionale commemorazione di San Sebastiano - non raccogliere i bisogni dei propri cani, buttare i rifiuti ingombranti nelle strade invece che usufruire delle discariche, sono le più ricorrenti tra le violazioni al regolamento di polizia municipale, che contiene norme di civile convivenza. Mola deve essere considerata - aggiunge il comandante - da chi ci vive e chi vi arriva, come casa propria». Tra gli altri divieti contenuti nel regolamento, quelli contro gli schiamazzi notturni e l’ubriachezza molesta. Nel 2008, sono state ben 3855 gli euro incassati dal Comune per violazione al regolamento di polizia municipale, a dimostrazione che resta tanto da fare per educare i cittadini, soprattutto i più giovani, ad avere maggior rispetto del patrimonio pubblico e degli altri cittadini. «Il rispetto delle regole - afferma Pino De Silvio, vice sindaco con delega alla polizia municipale - inteso come modalità di comportamento finalizzata alla civile convivenza tra tutti, è purtroppo sentimento sempre meno popolare». De Silvio ha manifestato «la solidarietà della civica amministrazione alla vigilessa ausiliaria che nei giorni scorsi è stata vittima di un’aggressione; fortunatamente l’episodio si è risolto senza conseguenze anche grazie all’intervento dei Carabinieri. Il contributo della polizia municipale - ha aggiunto - nella tutela della sicurezza nella nostra città è fondamentale e a dimostrarlo ci sono le innumerevoli, importanti operazioni svolte nell’anno appena concluso ». Tra cui risaltano i 3234 accertamenti per violazioni al codice della strada, i 2343 servizi di ordine pubblico, le 2150 pratiche di polizia amministrativa, le 30 indagini di polizia giudiziaria e le 18 denunce per casi di abusivismo edilizio e infrazioni a danno dell’ambiente.

Assicurazione obbligatoria solo su area pubblica

Corte di Cassazione Civile sez.II 18/1/2008 n. 994
La Cassazione Civile, con sentenza n. 994/2008, ha confermato che il Codice della strada e quindi l’art. 193 sulla copertura assicurativa, si applica soltanto sulle strade pubbliche ovvero su quelle equiparate. Per esse si intendono quelle alle quali hanno libero accesso un numero indeterminato di persone, sulle quali non è possibile esercitare un qualsiasi controllo o limitazione, ovvero qualora sussista la possibilità, giuridicamente lecita, di accesso da parte di soggetti diversi dai titolari di diritti sulla stessa area e sui quali non è possibile esercitare un qualsiasi controllo o limitazione.

Strada privata

Quali interventi possono fare i vigili in aree private(multe, rilievo di incidenti ecc..) e quale normative disciplinano dette aree e differenza fra aree private e soggette a pubblico passaggio.

Per stessa definizione dell'articolo 2 del codice della strada, l'area di proprietà privata aperta alla circolazione dei veicoli, delle persone e degli animali senza limitazione alcuna da parte del proprietario è soggetta alle disposizioni del Codice della strada. Il Codice delle assicurazioni private, che ho appena commentato sul sito in riferimento al Titolo X che riguarda l'assicurazione RCA, ha previsto l'emanazione di linee guida che andranno a individuare con maggiore certezza il concetto di area aperta alla circolazione, quando già il regolamento della abrogata legge n. 990/69 contiene un principio generale simile a quello del citato articolo 2 del codice della strada e meglio delineato da un costante indirizzo della giurisprudenza di legittimità, non sempre in linea con quella di merito, spesso restia ad accettare la dicotomia tra il concetto di proprietà privata e l'ambito di applicazione delle norme che regolano la circolazione stradale. Quindi, non è necessario alcun atto della p.a. per operare in dette aree, laddove siano individuate con sufficiente certezza secondo i canoni succitati. Ancora una volta le riporto il mio pensiero, tratto dall'introduzione del volume edito alla fine del 2001 da Maggioli in materia di patente di guida.

Giova poi ricordare che le norme del Codice della strada si applicano sulle strade, come definite dall'articolo 2, vale a dire come aree aperte al pubblico passaggio, destinate alla circolazione delle persone, degli animali e dei veicoli, prescindendo cioè dal concetto di proprietà. L'articolo 1 della legge 990/69 introdusse l'istituto dell'assicurazione obbligatoria per i veicoli in circolazione su aree di uso pubblico o aree a queste equiparate, precisando questa definizione all'articolo 2 comma 2 del suo regolamento d'esecuzione dove si argomentava che " . sono equiparate alle strade di uso pubblico tutte le aree, di proprietà pubblica o privata, aperte alla circolazione del pubblico." La giurisprudenza è stata sempre improntata a questa definizione, affermando che, ai fini dell'applicazione delle sanzioni inerenti all'inosservanza delle norme che regolano la circolazione, si deve far riferimento non tanto al concetto di proprietà della strada, ma alla sua destinazione. Si può aggiungere che per destinazione si intende quella che il soggetto, con un atto di volontà, implicito od esplicito, ha inteso dare all'area di sua proprietà; nulla osta alla definizione di area privata se su questa si svolge di fatto un passaggio abusivo di un numero elevato di veicoli e persone, ancorché si evinca facilmente la destinazione dell'area. Un'area (concetto più generale rispetto a quello di strada) privata, aperta alla libera circolazione di un numero indeterminato ed indiscriminato di persone, viene equiparata ad un area pubblica; è altresì vero che quando la circolazione all'interno di tali aree è consentita a particolari categorie di persone, individuate ed autorizzate dal proprietario, non si può parlare di area pubblica : si pensi ad un piazzale di uno stabilimento, al quale possono accedere solo gli operai e le persone impegnate nell'attività o in funzione dell'attività che in questo viene svolta. Caso ancora diverso è quello dell'esercizio che dette a disposizione il parcheggio esclusivamente ai clienti; tale volontà deve essere esplicita e facilmente percepibile da parte di chi intenda accedere all'area, che, in tale ipotesi, si deve intendere privata. In tutti i casi la pubblicità o meno dell'area deve essere palese e deducibile o dalle caratteristiche del luogo o da opportune strutture atte a limitarne l'accesso (cancelli, transenne, cartelli, iscrizioni sulla sede stradale etc.); si tratta comunque di una valutazione da farsi a seconda del caso specifico e si dovrà far riferimento, come parametro di giudizio, alle facoltà dell'uomo medio che tenga una condotta diligente. Per essere più chiari, il fatto che una rampa di accesso ad un garage condominiale sotterraneo sia di fatto accessibile, perché non chiusa da alcuna barriera fisica e mancante di una cartellazione di divieto di accesso a persone non autorizzate, non implica per questo che l'area sia soggetta a uso pubblico, poiché è evidente che si tratta di un luogo il cui utilizzo è riservato ad una ristretta categoria di persone (uti singuli); nessuna persona, dotata del comune discernimento, parcheggerebbe la propria auto all'interno di un luogo così come descritto. La stessa giurisprudenza espressa dalla cassazione penale riconosce, ad esempio, natura di carattere privato alle piazzole di distribuzione di carburante, anche se su di esse si svolge il passaggio di utenti della strada in numero elevato, in quanto si configura un transito uti singuli e non uti cives. E' tuttavia da rilevare che la stessa Sezione, in una sentenza precedente ed isolata, aveva affermato, al contrario, che le aree destinate alla distribuzione dei carburanti, ancorché private, sono soggette ad uso pubblico, poiché, chiunque intenda usufruire dei servizi che su di esse vengono offerti ( anche diversi dall'erogazione del carburante), vi si può liberamente immettere. A detta dello scrivente, l'interpretazione che più si attaglia alla distinzione de quo, è quella che si evince dalla sentenza del Trib. Civ. di Milano sez IV del 10 marzo 1986, secondo la quale un'area di uso privato può considerarsi di uso pubblico se aperta al transito di veicoli, pedoni, animali senza alcuna limitazione in ordine al numero o al fine per cui sia consentito l'ingresso. Ne consegue che non può ritenersi di uso pubblico, quell'area privata, anche se in diretta comunicazione con aree pubbliche, cui possa accedersi solo in funzione dell'attività o dei servizi che in essa vengono svolti. Si deve quindi far riferimento alla limitazione soggettiva che esclude la circolazione indiscriminata della generalità dei veicoli. In più di un'occasione la Suprema Corte ha infatti richiamato il concetto di "circolazione di un numero indeterminato ed indiscriminato di persone", quale criterio atto a determinare l'uso pubblico di un'area. Si ricorda, ad esempio, che anche nelle strade private aperte al pubblico le autorizzazioni per il passo carrabile sono rilasciate dal comune (art. 120 del regolamento).

Quindi, la polizia stradale in genere potrà dovrà operare in qualsiasi area, anche civilisticamente privata, ma destinata alla circolazione pubblica per dicatio ad patriam, mera tolleranza o comunque non interdetta ad un transito di un numero indeterminato ed indiscriminato di soggetti che, quindi, vi accedano legittimamente, non avendo esercitato il proprietario lo ius excludendi omnes alios. Su tali aree, peraltro, il comune è tenuto a regolamentare la circolazione e quindi, gli organi di polizia stradale, a fare rispettare i provvedimenti adottati dal comune. Ove si trattasse di strade interdette alla pubblica circolazione, la polizia stradale potrebbe intervenire solo in qualità di polizia giudiziaria, nel caso in cui, ad esempio, si verificasse un incidente con danni alle persone, ma non potrebbe contestare violazioni del codice della strada, ma solo procedere con gli atti di pg conseguenti.
Giuseppe Carmagnini

febbraio 2009

 

Limitazioni al traffico

Ztl, è una scelta discrezionale
Il Consiglio di Stato si è pronunciato sulla tematica della limitazione al traffico in alcune aree della città. Si tratta di una decisione importante perchè fissa diversi principi cui attenersi per non incorrere nella illegittimità delle delibere di istituzione della Ztl e degli atti successivi di regolamentazione della circolazione.
La decisione del CdS ribalta, peraltro, la appellata sentenza di primo grado emessa dal Tribunale amministrativo che aveva accolto il ricorso avverso il provvedimento di limitazione al traffico, con particolare riferimento ai veicoli impiegati per la distribuzione delle merci.
La vicenda trae origine nel 1996, quando l’Amministrazione comunale di Vicenza ha adottato la prima di una serie di misure - limitative della circolazione nella zona "A" - volte alla salvaguardia della salute pubblica nonché del patrimonio paesaggistico e culturale del suo centro storico, dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità.
In tale quadro, il Comune avviato un progetto pilota denominato "Logistic City Center", realizzato seguendo le linee strategiche indicate dal Ministero dei Trasporti all’ interno del "Piano generale dei trasporti e della logistica" ed inserito nel "Piano nazionale dei Trasporti" e nel progetto comunitario "City Ports".
A tal fine, il Comune ha costituito una società, la "Vicenza Logistic City Center s.r.l." ("Veloce"), con il compito di gestire il flusso di merci in partenza e in arrivo da e per il centro storico di Vicenza. Le merci movimentate dalla società comunale dovevano dunque essere raccolte e smistate in una "piattaforma logistica" esterna al centro storico, con l’utilizzo di tecnologie informatiche avanzate sia per la gestione dei magazzini, che per l’ottimizzazione di percorsi del centro storico urbano, dove sarebbero stati utilizzati dalla società comunale (la sola cui era consentito l’accesso) automezzi elettrici ad impatto ambientale zero.
La serie di provvedimenti dell’Aministrazione, con cui progressivamente sono state introdotte le limitazioni all'accesso al centro storico da parte dei corrieri aerei, è stata oggetto di ricorso dinanzi al Tar Veneto da parte dell’Associazione di categoria e da altre multinazionali operanti nel settore.
In primo grado, il Giudice amministrativo aveva accolto il ricorso facendo leva su due ordini di argomentazioni.
Sotto un primo profilo, propriamente civilistico, il Tar aveva infatti affermato la sussistenza di una indebita sostituzione della società "Veloce" nell’originario contratto di spedizione o trasporto tra il corriere e la rispettiva clientela; sotto il profilo amministrativo, aveva invece affermato l’impossibilità per la società "Veloce" di effettuare il servizio postale di corriere espresso, essendo sfornita della relativa autorizzazione ex art. 6 del D. Lgs. n. 261/1999 e della qualifica di "agente regolamentato" richiesta dalla normativa comunitaria ai fini della sicurezza.
La Quinta Sezione del Consiglio di Stato, con la sentenza 3 febbraio 2009 n. 596 in riforma alla decisione del Tar Veneto, ha chiarito come i provvedimenti limitativi della circolazione veicolare all’interno dei centri abitati sono espressione di scelte latamente discrezionali, che coprono un arco molto esteso di soluzioni possibili, incidenti su valori costituzionali spesso contrapposti, che devono essere contemperati, secondo criteri di ragionevolezza.
Ha aggiunto che in tema di provvedimenti limitativi della circolazione veicolare all’interno dei centri abitati, è da ritenere in particolare legittima la diversità del regime circolatorio in base al tipo, alla funzione ed alla provenienza dei mezzi di trasporto, specie quando la nuova disciplina sia introdotta gradualmente e senza soluzioni di continuità.
I provvedimenti limitativi della circolazione veicolare all’interno dei centri abitati non comportano infatti la violazione degli artt. 16 e 41 Cost. quando non sia vietato tout court l’accesso e la circolazione all’intero territorio, delimitano, seppur vaste, zone dell’abitato urbano particolarmente esposte alle conseguenze dannose del traffico; la parziale limitazione della liberta di locomozione e di iniziativa economica è da ritenere sempre giustificata quando derivi dall’esigenza di tutela rafforzata di patrimoni culturali ed ambientali di assoluto rilievo mondiale o nazionale.
È da evidenziare che lo scopo primario delle normative di settore - comunitarie e nazionali - disciplinanti a vario titolo l’attività di impresa e di prestazione dei servizi non possono essere piegate fino al punto di assicurare una sorta di immunità de futuro rispetto a qualsivoglia intervento regolatorio da parte di autorità chiamate a tutelare altri interessi (di rango costituzionale e comunitario), che non siano quelli strettamente legati all’esercizio della libertà d’iniziativa economica delle aziende a ciò autorizzate; purché, ovviamente, non si operino discriminazioni ingiustificate, circostanza questa che non ricorre, in radice, quando i divieti di circolazione siano riferiti a particolari categorie di mezzi e non ai soggetti che ne abbiano la disponibilità.
Il CdS ha quindi ritenuto legittimi i provvedimenti con i quali il Comune di Vicenza, nel costituire la società Vicenza Logistica City Center a r.l. (denominata altresì "Veloce"), ha affidato ad essa il compito di gestire il flusso di merci in arrivo ed in partenza dalla piattaforma logistica e da consegnare in zone a traffico limitato, mediante l’utilizzo di tecnologie informatiche avanzate sia per la gestione dei magazzini, che per l’ottimizzazione dei percorsi nel centro urbano, utilizzando automezzi elettrici ad impatto ambientale zero. Con tali provvedimenti il Comune non ha inteso disciplinare o vietare l’esercizio dell’attività di corriere in quanto tale, essendosi limitato ad impedire l’accesso dei veicoli da questi utilizzati al centro monumentale, in un contesto, per altro, caratterizzato dal divieto di accesso anche ai mezzi del trasporto pubblico locale di persone. Tanto meno il Comune ha introdotto l’obbligo per gli operatori postali di utilizzare i servizi offerti dalla società Veloce (sulla falsa riga del c.d. contratto imposto), o peggio ha previsto la modificazione soggettiva dei contratti commerciali stipulati dai corrieri. Il servizio pubblico di consegna affidato alla Veloce è infatti offerto a tutti i cittadini, enti ed operatori commerciali che liberamente vogliano avvalersene, allo scopo di mitigare gli effetti della pedonalizzazione del centro storico.
La base giuridica dei provvedimenti con i quali il Comune di Vicenza, ha affidato alla società Vicenza Logistica City Center s.r.l. il compito di gestire il flusso di merci in arrivo ed in partenza dalla piattaforma logistica è costituita esclusivamente dall’art. 7, d.lgs 30 aprile 1992 n. 285 (cod. strada) (v. ora dall’art. 12, co. 2, d.l. 4 luglio 2006 n. 223, convertito nella l. 4 agosto 2006 n. 448) che consente ai Comuni di limitare la circolazione di tutte o di alcune categorie di veicoli per accertate esigenze di prevenzione degli inquinamenti e di tutela del patrimonio storico artistico, conformemente alle direttive impartite dal Ministero delle infrastrutture e di istituire zone pedonali ed a traffico limitato.

L’indisponibilità delle aree riservate non esonera dal corrispettivo nelle zone a pagamento Anche i disabili pagano la sosta nelle strisce blu

(Cassazione 21271/2009)

Suprema Corte di Cassazione, Sezione Seconda Civile, sentenza n.21271/2009
CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SECONDA SEZIONE CIVILE
SENTENZA
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Il sig. […] propose opposizione a verbale di accertamento della violazione dell’art.157 codice della strada [1] elevato dalla Polizia Municipale di Palermo. L’opponente sosteneva che, essendo disabile ed avendo esposto lo speciale contrassegno, non doveva pagare alcunché nonostante avesse parcheggiato la sua autovettura in zona tariffata delimitata dalle strisce blu.
L’adito Giudice di Pace di Palermo non ammise la prova testimoniale dedotta dall’opponente e, con la sentenza indicata in epigrafe, rigettò l’opposizione sul rilievo che le persone disabili non sono esonerate dal corrispettivo dovuto nelle zone di sosta a pagamento.
Il sig. […] ha quindi proposto ricorso per cassazione deducendo tre motivi di censura, illustrati anche da memoria. L’amministrazione comunale intimata non ha svolto difese.
MOTIVI DELLA DECISIONE
1. - Con il primo motivo di ricorso si denuncia la violazione della disciplina posta a tutela delle persone disabili, ed in particolare degli artt. 11 e 12 D.P.R. 24 luglio 1996, n.503 ("Regolamento recante norme per l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici") e 381 D.P.R. 16 dicembre 1992 n.495 ("Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada"), sostenendo che per l’autovettura al servizio del detentore dello speciale contrassegno di cui all’art.12 cit., la quale sia stata parcheggiata in uno stallo a pagamento a causa della indisponibilità – come nella specie – di uno degli stalli riservati gratuitamente alle persone disabili ai sensi dell’art.11, comma 5, D.P.R. n.503/1996 cit., la sosta sia gratuita.
2. – Il motivo è infondato, perché ciò non è previsto da alcuna norma (ancorché sia teorizzato in circolari della Pubblica Amministrazione – cui fa riferimento il ricorrente – le quali, però, non hanno valore di norme di diritto). In particolare, gli artt. 188, comma 3, c.d.s. e 11, comma 1, D.P.R. n.503/1996, cit., prevedono per i titolari del contrassegno l’esonero, rispettivamente, dai limiti di tempo nelle aree di parcheggio a tempo determinato e dai divieti e limitazioni della sosta disposti dall’autorità competente; l’obbligo del pagamento di una somma è, invece, cosa diversa dal divieto o limitazione della sosta, come del resto è confermato dall’art.4, comma 4, lett.d), c.d.s. (per il quale l’ente proprietario della strada può "vietare o limitare o subordinare al pagamento di una somma il parcheggio o la sosta dei veicoli"), che li considera alternativi.
Né ha fondamento invocare a sostegno di una diversa interpretazione, come fa il ricorrente, l’esigenza di favorire la mobilità delle persone disabili. Dalla gratuità – anziché onerosità come per gli altri utenti – della sosta deriva, infatti, un vantaggio meramente economico, non un vantaggio in termini di mobilità, la quale è favorita dalla concreta disponibilità – piuttosto che dalla gratuità – del posto dove sostare; sicché, anche in caso di indisponibilità dei posti riservati ai sensi dell’art.11, comma5, D.P.R. n.503/1996, invocato dal ricorrente, non vi è ragione di consentire, in mancanza di previsione normativa, la sosta gratuita alla persona disabile che abbia trovato posto negli stalli a pagamento.
Va pertanto corretta l’affermazione della gratuità della sosta in ogni caso per i titolari dello speciale contrassegno di cui si è detto contenuta – peraltro in un mero obiter dictum privo di specifica motivazione – in Cass. 5 dicembre 2007, n.25388, richiamata in memoria dal ricorrente.
3. – Nel rigetto del primo motivo resta assorbito l’esame degli altri due, con i quali si censura, sotto il profilo della violazione di legge (secondo motivo) e del vizio di motivazione (terzo motivo) la mancata ammissione della prova relativa all’esibizione del contrassegno ed alla indisponibilità di posti riservati.
4. – Il ricorso va in conclusione respinto.
Non vi è luogo a provvedere sulle spese processuali, non avendo l’amministrazione intimata svolto attività difensiva.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso.
Così deciso in Roma il 10 luglio 2009.
DEPOSITATA IN CANCELLERIA IL 5 OTTOBRE 2009-10-08
 

 

Applicazione delle modifiche all'articolo 115 del codice della strada

15 ottobre 2010

Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti - Circolare 15/10/2010 n. 83160/08.03

 

OGGETTO: Decreto 8 settembre 2010recante "Applicazione delle modifiche all'articolo 115 del codice della strada, introdotte dall'articolo 16, comma 1, lettera b) e c) della legge 29 luglio 2010, n. 120" - pubblicato nella GU n. 216 del 15 settembre 2010.

 

Come è noto, nella Gazzetta Ufficiale n. 216 del 15 settembre 2010 è stato pubblicato il decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti di cui all'oggetto, inteso a dettare disposizioni applicative alle modifiche apportate all'articolo 115 del codice della strada dall'articolo 16, co. 1, lett. b) e c), della legge 29 luglio 2010, n. 120.

Tali modifiche sono intese ad:

•elevare a 68 anni il limite di età per condurre autotreni ed autoarticolati di massa complessiva a pieno carico superiore alle 20 t, a condizione che sia conseguito, di anno in anno, uno specifico attestato sul possesso dei requisiti fisici e psichici a seguito di visita specialistica annuale;

•elevare a 68 anni il limite di età per condurre autobus, autocarri, autotreni, autoarticolati ed autosnodati, adibiti al trasporto di persone, a condizione che sia conseguito, di anno in anno, uno specifico attestato sul possesso dei requisiti fisici e psichici a seguito di visita specialistica annuale;

•prescrivere che, fatti salvi i limiti di età di cui al comma 2 dello stesso articolo 115, il conducente che abbia superato ottanta anni possa continuare a condurre ciclomotori e veicoli per i quali è richiesta la patente delle categorie A, B, C ed E, qualora consegua uno specifico attestato rilasciato dalla commissione medico locale di cui al comma 4 dell'articolo 119 del decreto legislativo n. 285 del 1992, a seguito di visita specialistica biennale, rivolta ad accertare la sussistenza dei requisiti fisici e psichici prescritti.

Con la presente circolare si offrono istruzioni operative e chiarimenti, la cui necessità si è palesata in fase di prima applicazione del provvedimento in commento.

L'art. 1 del DM in esame disciplina le procedure di rinnovo di validità della patente C che possono abilitare un soggetto con più di 65 anni alla guida di veicoli di massa complessiva superiore a pieno carico alle 20 t.

Si chiarisce da subito che per mero errore materiale il decreto menziona la patente di categoria C in luogo di quella C+E, che sola - ai sensi dell'articolo 116 del codice della strada nonché dell'articolo 3 del DM 30 settembre 2003, n. 40 T (che ha recepito "Disposizioni comunitarie in materia di patenti di guida e recepimento della direttiva comunitaria 2000/56/CE") - abilita alla guida di complessi di veicoli composti da una motrice rientrante nella categoria C e di un rimorchio la cui massa massima autorizzata superi 750 kg, e dunque sia sopra le 20 t.

Con riferimento allo "specifico attestato sui requisiti fisici e psichici" previsto dall'articolo 115, co. 2, lett. a) (patente C+E), si ritiene che, nelle more delle prescritte modifiche regolamentari, siano applicabili in quanto compatibili le disposizioni di cui all'articolo 307 del DPR n. 495/1992, recante Regolamento di esecuzione al Codice della Strada, ivi compreso il rinvio al modello IV.1: disposizioni già poste dalla previgente disciplina dell'articolo 115, co. 2, lett. b), con riferimento alla patente D.

Per quanto concerne l'art. 3 del DM in esame, si sottolinea che le disposizioni in esso contenute, come chiaramente indica la rubrica, disciplinano la validità temporale della certificazione medica utile al rinnovo del certificato di abilitazione alla guida del ciclomotore ovvero della patente di guida di soggetti che ancora non abbiano compiuto ottanta anni: ed infatti la disciplina del predetto rinnovo, per conducenti già ottantenni, è posta dall'articolo 115, co. 2-bis, del codice della strada, come di recente modificato.

Tuttavia, in sede di prima applicazione delle disposizioni di cui al predetto articolo 3 del DM, si è diffuso tra i medici delle commissioni mediche locali il convincimento che le disposizioni del medesimo articolo precludessero la possibilità per conducente ultraottantenne di ottenere successivi rinnovi del titolo abilitativo alla guida posseduto oltre il compimento dell'ottantaduesimo anno di età.

Evidentemente tale convincimento è erroneo, e non tiene conto del combinato disposto delle disposizioni di cui ai predetti articoli 115, co. 2-bis, del codice della strada e 3 del DM 8 settembre 2010.

Pertanto, al fine di risolvere ogni dubbio interpretativo che possa comportare, in definitiva, pregiudizio per l'utenza si chiarisce che:

1. l'articolo 3 del DM disciplina, a far data dal 15 settembre 2010 (data di entrata in vigore del DM 8 settembre 2010) la validità temporale delle certificazioni mediche rilasciate a soggetti che, non avendo ancora compiuto gli ottanta anni, possono acquisire un certificato della validità massima di tre anni (cfr. art. 126, co. 1, CdS).

2. Tuttavia, stante la nuova prescrizione che, al compimento dell'ottantesimo anno di età, occorre che l'idoneità psico-fisica alla guida sia accertata da CML con visita biennale (cfr. 115 co. 2-bis, CdS), si prevede che quando il soggetto acquisisca - prima degli ottanta anni - una certificazione medica collegiale, la stessa abbia la durata che le è propria che comunque non può andare oltre l'ottantaduesimo, giacché al compimento di tale età ricorre nuovamente l'obbligo della visita biennale.

3. Per converso, qualora un soggetto di età inferiore agli ottanta anni acquisisca una certificazione di medico monocratico, evidentemente la stessa non potrà avere validità oltre la data del compimento dell'ottantesimo anno, nella quale ricorre l'obbligo di visita collegiale biennale (cfr. 115, co. 2-bis, CdS).

4. Per tutti i rinnovi di validità che conseguono a precedente rinnovo secondo le modalità su indicate sub lett. b) e c), ovvero per quelli a cui debba procedere il conducente che abbia compiuto gli ottanta anni dalla data del 15 settembre 2010 si applicano le disposizioni dell'art. 115, co. 2-bis, del codice della strada.

Non vi è pertanto alcun dubbio che l'abilitazione alla guida di ciclomotori o veicoli possa essere mantenuta,senza alcun limite di età, finché sussistano i requisiti psico-fisici richiesti per la guida.

Si sottolinea infine che, sebbene la validità del titolo abilitativo alla guida per soggetti che abbiano compiuto settanta anni non sia stata modificata nell'ambito dell'articolo 126, co. 1, del codice della strada, c'è motivo di ritenere che la visita biennale prescritta dall'art. 115, co. 2-bis, CdS si risolva in un rinnovo di validità dei predetti titoli abilitativi.

Pertanto, l'attestato di cui al citato art. 115, co. 2-bis, deve essere redatto nella forma di un certificato di rinnovo di validità e trasmesso dalla commissione medica locale all'Ufficio Centrale Operativo del Dipartimento per i trasporti, la navigazione ed i sistemi informativi e statistici, ai fini del rinnovo di validità dei documenti abilitativi posseduti.

Infine si precisa che, sebbene nell'ambito del comma 1 dell'articolo 3 del DM 8 settembre 2010 (che disciplina la validità temporale di certificazioni di idoneità psicofisica alla guida nei riguardi di soggetti che abbiano compiuto settantasette anni ma non ancora ottanta, rilasciata da medico monocratico), sia menzionata anche la patente di categoria C, è evidente che i predetti soggetti già dal compimento del sessantacinquesimo anno di età devono procedere al rinnovo della patente C posseduta presso una commissione medica locale (cfr. art. 119, co. 4, lett. b).

 

IL DIRETTORE GENERALE
dott. arch. Maurizio Vitelli